20 Rifugio Venini

Durante l’autunno dell’anno scorso avevo avuto modo di raccontare in apposito articolo il mio primo approccio alla Val d’Intelvi. L’esperienza era stata molto positiva, avevo avuto l’opportunità di apprezzare la bellezza della valle e la sua incomparabile posizione sui monti a cavallo del Lago di Como e del Lago di Lugano. Per una serie di ragioni che starò ora a ripetere, mi ero limitato ad una breve visita al Rifugio Alpe di Colonno, il primo che si raggiunge percorrendo la strada che sale da Pigra, nonché il successivo Rifugio Boffalora in cui mi fermai per cena. Arrivai solo con lo sguardo al Rifugio Venini che, posto a 1.500 metri d’altezza, rappresentava una meta desiderata ma per me irraggiungibile all’epoca. È proprio per dare seguito a questo giusto desiderio che a metà giugno sono tornato in Val D’Intelvi con maggior calma ed un programma destinato a permettermi di godere al meglio del panorama offerto dalla valle.

Sfruttando le chiusure aziendali estive che mi stanno liberando da impegni lavorativi ogni venerdì dall’una del pomeriggio, sono partito dall’ufficio alla volta del Lago di Como con la mia fedele Fiat 500. Con me avevo solo lo zaino vintage di mio padre che, ormai compagno di tante avvenute (anche nipponiche), era riempito con lo stretto necessario per passare una notte in rifugio. L’idea originaria era di arrivare al Rifugio Venini salendo a piedi lungo il sentiero che parte da Lenno. Le circostanze reali mi hanno impedito di rispettare questo programma. Arrivato in zona ormai a metà pomeriggio e trovato con molta difficoltà il punto d’inizio del sentiero, i 1.200 metri di dislivello e le tre ore e mezzo necessarie per arrivare in quota mi avrebbero fatto giungere al rifugio troppo tardi. In montagna è meglio non essere avventati e non sottovalutare il buio, soprattutto se non si conosce la strada ed un errore di percorso può costare ritardi ulteriori. Considerato tutto ciò, mi sono concesso per prima cosa una sosta a Tremezzo per due passi sul lungolago. Il panorama era eccellente anche grazie alla bella giornata. Peccato non aver trovato una gelateria artigianale aperta, ne avrei certamente approfittato.

Risalito in auto, sono tornato sui miei passi per ripercorrere la strada della precedente avventura in Val D’Intelvi. Sono, quindi, passato per Pigra, ho superato il Rifugio Alpe di Colonno ed ho, infine, parcheggiato poco dopo il Rifugio Boffalora, lungo la strada carrozzabile che porta al Rifugio Venini. Qui, zaino in spalla, sono arrivato al rifugio a piedi godendomi il pomeriggio inoltrato ed il panorama visibile dalla strada che sale lentamente di quota.

Il Rifugio Venini si è subito dimostrato molto bello, accogliente e, soprattutto, arricchito da una vista eccezionale sul Lago di Como. Postazione difensiva lungo la Linea Cadorna realizzata negli anni della Prima Guerra Mondiale, il rifugio è stato recentemente ammodernato offrendo camerate e servizi di primo livello. Anche l’ambiente degli spazi comuni interni è molto accogliente e caratteristico ma è la terrazza esterna con i suoi tavoli in legno a rappresentare quel surplus che rende il rifugio una perla rara. Grazie ad essa, infatti, l’ospite può godere del panorama in tutta comodità e tranquillità. Se ciò non bastasse, il costo del pernottamento (più che onesto) include la mezza pensione che si concretizza in una cena ben cucinata, abbondante e tutta di piatti tipici. Non si può, onestamente, chiedere nulla di più da un rifugio di montagna.

Non ero, però, al Rifugio Venini solo per mangiare e dormire. Lo scopo principale era quello di godere del panorama del Lago di Lugano e del Lago di Como in due momenti speciali: il tramonto e l’alba. A questo scopo, dopo cena, ho rimesso gli scarponi e sono salito in cima al Monte Calbiga che si trova sulla sinistra del rifugio. Qui ho potuto godere della vista del Lago di Lugano e del tramonto su tutto l’arco alpino occidentale. Contestualmente, alle mie spalle sorgeva la luna. Le foto possono solo in parte rendere l’idea della magia di quel momento. Spero riusciate a cogliere la magnificenza del panorama e l’impatto emotivo offerto dalla natura in momenti come questi.

Non pago di tutto ciò e facilitato dal fatto che occupavo da solo una delle quattro camerate del rifugio, mi sono alzato alle quattro del mattino successivo. In circa un’oretta di cammino sono arrivato in cima al Monte Crocione che si trova esattamente di fronte a Bellagio e, quindi, nel punto ove il Lago di Como si biforca creando i due tanto famosi bracci. Qui, alle sei meno un quarto, ho assistito allo spettacolo del sorgere del sole a 1.641 metri d’altezza circondato dall’arco alpino e con il lago sotto di me in quasi tutta la sua estensione. Unica compagnia, un gregge di capre che vi si trovava certamente non a caso essendo il punto che per primo permetteva di riscaldarsi dopo il freddo della notte. Lo spettacolo a cui ho assistito è stato semplicemente mozzafiato. Sono costretto a correre con la memoria all’alba sul lago Ashii, in Giappone, per ricordare qualcosa di più bello. I primi raggi di sole che filtravano fra i monti per scendere fino al lago riflettendosi sull’acqua creavano uno spettacolo unico favorito dalla bellissima giornata. È stato un momento rigenerativo oltre che profondamente emozionante. Consiglio a tutti di vivere un’esperienza simile. Sicuramente vi sono luoghi ancora più favorevoli per ammirare l’alba ma la vista dal Monte Crocione gode di alcune unicità che la rendono non facilmente eguagliabile.

Tornato al Rifugio Venini verso le otto e mezza, mi attendeva una bella colazione dal sapore antico: pane, burro, marmellata e latte appena munto. Un ottimo modo per rifocillarsi dopo una mattina così intensa. Dato un ultimo sguardo al rifugio, sono tornato all’auto e rientrato a casa sabato prima di mezzogiorno.

Non mi dilungherò in ulteriori ed inutili superlativi ma concludo questo scritto dando forza ad un ricordo personale che, se non avete paura di camminare un po’ e di alzarvi presto la mattina, è accessibile a tutti e destinato a restare nella memoria di coloro che decideranno di recarsi al Rifugio Venini non solo per mangiare e dormire.

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