26 Ko-Hana Robot Rocket Miniatures

Chi si fosse sintonizzato sulle pagine virtuali di questo blog nel corso dell’ultimo anno, avrà certamente avuto modo di costatare la nascita di una mia fortissima passione per i busti in resina. Consapevole di coltivare fin troppe branche del modellismo, il fatto che mi sia lasciato conquistare dai busti è sintomatico di un interesse davvero solido nonostante la mia recentissima illuminazione sulla questione. La scintilla causa di questa infatuazione è certamente ravvisabile in “Abdel Rashid, busto da me dipinto l’anno scorso e primo soggetto di questo tipo da me mai realizzato. Come ho già raccontato in sedi più opportune, ho colorato “Abdel Rashid” con una serenità ed una soddisfazione totalmente inaspettate e ciò mi ha spinto a cercare altri busti capaci di regalarmi le stesse emozioni. Impresa non facile questa, nonostante la varietà di soggetti disponibili sul mercato. La ricerca non è stata però vana in quanto mi ha permesso di scoprire ed acquistare “Nalani – The DesertBorn” di Neko Galaxy e la presente “Ko-Hana” di Robot Rocket Miniatures.

Robot Rocket Miniatures(https://www.robotrocketminiatures.co.uk/) è una piccola casa produttrice non diversa da Neko Galaxy che, con “Ko-Hana”, si addentra nel genere fantascientifico aggiungendo al proprio catalogo un soggetto decisamente inusuale ed affascinante. Momentaneamente abbandonati personaggi spiccatamente tolkeniani, Robot Rocket propone un busto straordinariamente innovativo ed evocativo sotto innumerevoli punti di vista. “Ko-Hana”, infatti, sembra essere senza tempo, appare sfuggire a qualunque tentativo di catalogazione grazie ad una serie di caratteristiche assolutamente sorprendenti.

39 Ko-Hana frpm Robot Rocket Miniatures Site

A colpire a prima vista la fantasia dell’osservatore è l’elaborata armatura da Samurai. L’elmo e la relativa maschera sono chiaramente ispirati a pezzi storici del medioevo giapponese, prodotti artigianali in materiale naturale che avevano il compito non solo di proteggere il Samurai ma anche di identificarlo nella confusione della battaglia e di spaventare il nemico con forme e colori che richiamano l’iconografia degli orchi nipponici.

La seconda caratteristica che colpisce l’osservatore sono le forme squisitamente femminili del soggetto, chiaramente in contrasto con la tradizione Samurai, riservata ad una casta storicamente di esclusiva maschile.

È solo ad una visione più attenta che ci si accorge che “Ko-Hana” ha un corpo integralmente artificiale. Che sia un androide dotata di intelligenza artificiale o un cyborg integrale (un cervello umano all’interno di un con corpo artificiale) ha poca importanza. Quello che più rileva è il contrasto affascinante che si viene a creare fra un futuristico corpo artificiale ed un abbigliamento medioevale, fra la resistenza di un fisico fatto di leghe di metallo ed un’armatura realizzata intrecciando canne, cuoio e lamine di metallo.

L’insieme di questi elementi crea un cortocircuito riuscitissimo, originale ed affascinante. Se ciò non bastasse, tutto è enfatizzato dal fiore di loto che il personaggio contempla trattenendolo nella mano destra. Il loto, fiore delicatissimo che fiorisce per pochissimo tempo, sembra voler enfatizzare la differenza fra la fragilità della vita naturale e la resistenza di un corpo artificiale forgiato per la battaglia.

A mio avviso tutto ciò è semplicemente entusiasmante e dimostra la grande attenzione creativa che Robot Rocket ha concentrato in “Ko-Hana” che, grazie a ciò, non è semplicemente bella da vedere ma anche ricca di contenuti e di spunti di riflessione. Se mi è concesso un ultimo elogio, aggiungo che adoro la naturalezza e carisma con cui la mano sinistra del personaggio si appoggia sull’impugnatura della Katana con cui è armata.

Da un punto di vista della scultura, tutto appare eccellente e perfettamente riprodotto. Come sempre un giudizio finale sotto questo aspetto potrà essere dato solo quando mi deciderò a preparare ogni singolo pezzo in vista della pittura degli stessi ma non mi aspetto di avere particolari sorprese. Resta in ogni caso evidente la necessità di un’attenta e meticolosa pulizia di ogni singolo pezzo in quanto abbondano bave ed altri resti derivati dallo stampo in resina.

Questione completamente diversa sarà la scelta dei colori. Nessuno dei busti di “Ko-Hana” che, già dipinti, mi è capitato di vedere allo Scale Model Challenge 2017 si avvicinava a quello che ho in mente io.  Di sicuro voglio enfatizzare il corpo artificiale con una serie di colori metallici (niente pelle sintetica) così come intendo dipingere l’armatura come se fosse davvero stata realizzata nel medioevo giapponese. Tutto ciò allo scopo di enfatizzare il contrasto moderno/antico e delicato/resistente offerto da un soggetto come “Ko-Hana”.

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