05 Sasso del Ferro marzo 2019

Sulla falsariga dell’improvvisata al Rifugio San Lucio, la scorsa domenica ho deciso di approfittare dell’ennesima splendida giornata di un quasi eterno inverno primaverile per togliermi lo sfizio di salire sul Sasso del Ferro. Le mille sfaccettature e contraddizioni della vita si esprimono in mille modi compresa la tardiva presa di coscienza di non aver mai esplorato una zona che, spesso, ha attratto la mia attenzione in gite precedenti. Solo per fare alcuni esempi, la giornata in bici organizzata da Ciclobby da Stresa a Domodossola offriva un’ampia vista del Sasso del Ferro sul lato opposto del Lago Maggiore; più recentemente, il giro da Varese a Laveno aveva proprio come meta la piccola cittadina posta alle pendici del Sasso del Ferro e da cui parte la funicolare che porta alla stazione panoramica posta in cima al monte. Con tutti questi antefatti, era destino che dedicassi un po’ del mio tempo ad esplorare questa montagna; impresa che certamente non potevo ridurre alla banale salita con la funicolare da Laveno.

Sono partito domenica molto presto da casa e sono arrivato a Vararo poco prima delle otto di mattina. Vararo è un paesino che si trova più o meno sul fronte opposto del Sasso del Ferro rispetto a Laveno. Percorsa una stretta e ripida strada piena di tornanti, ho lasciato la mia fedele Fiat 500 nel parcheggio all’ingresso del paese e, equipaggiatomi con il minimo indispensabile per una scampagnata sui monti, ho imboccato il sentiero che porta alla sommità del Sasso del Ferro.

All’andata ho deciso di optare per il percorso più lungo che, molto ben segnalato, mi ha condotto lungo tutto il versante sud del monte. L’ambiente era molto suggestivo anche grazie alle primule e ad altri fiori selvatici in fioritura. Ciononostante, era palese l’estrema siccità che affligge tutto il Nord Italia a causa delle scarse piogge di questo inverno e le piante erano palesemente affaticate dovendo dare fondo alle ultime riserve a loro disposizione. Mi auguro di tutto cuore che arrivi presto una perturbazione che, senza fare disastri, disseti a dovere piante e campagna tutta.

In cima al Sasso del Ferro è presente un piccolo spiazzo con una croce commemorativa che offre un primo scorcio sul panorama circostante. Benché la vista verso nord e, quindi, su gran parte del Lago Maggiore sia impedita dalla vegetazione, è possibile ammirare la pianura sottostante; sorprendente è costatare la vicinanza fra il lago di Varese ed il Lago Maggiore.

Proseguendo lungo il sentiero, si arriva, scendendo un poco di quota, alla stazione di arrivo della funicolare che parte da Laveno. La struttura ospita un hotel, un ristorante ed un bar che, grazie ad una terrazza panoramica, offrono una vista eccezionale sulla parte alta del Lago Maggiore e, quindi, su Stresa, le tre note Isole Borromee e Intra nonché su tutto l’arco alpino, Monte Rosa compreso.

Godutomi una meritata colazione, sono ridisceso da un diverso sentiero che, scendendo lungo il versante nord del Sasso del Ferro, mi ha portato a Casere e, da lì, a Vararo.

Tornato al punto di partenza verso mezzogiorno e mezzo, mi sono lasciato convincere dai cartelli lungo il sentiero e mi sono spinto fino all’Agriturismo “Capre e Cavoli”. Nonostante fosse già al completo per il pranzo, i titolari sono stati così gentili da apparecchiare un tavolo esterno dove ho potuto godermi un frugale pasto con i formaggi di capra di loro produzione.

Tornato all’auto sono rientrato a casa evitando il grosso del traffico domenicale e, soprattutto, ho inaugurato il tettuccio della mia splendida Fiat 500 con la prima apertura del 2019.

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