FORT VELDHUIS MUSEUM, AICRAFT RECOVERY GROUP 1940/45 – AGOSTO 2016

001 Fort Veldhuis Museum

Per nostra buona sorte, la vita riserva colpi di fortuna tanto inaspettati quanto graditi. Questa positiva espressione nasce spontaneamente in me ogni volta che ripenso alla visita che, in modo del tutto fortuito, ho avuto il piacere di fare a Fort Veldhuis. Senza ripete quanto raccontato in un articolo interamente dedicato alle mie vacanze in Olanda nell’estate 2016, basti qui dire che, girovagando per i Paesi Bassi, sono capitato in quello che è uno dei musei dedicati alla Seconda Guerra Mondiale che più mi hanno emozionato ed entusiasmato. Tenuto conto che il museo non è aperto al pubblico tutti i giorni ma solo alcune domeniche speciali, mi ritengo molto fortunato ad essere stato di passaggio proprio durante una di esse.

Gestito dall’Aicraft Recovery Group 1940/45 e collocato in un vecchio bunker tedesco, il museo di Fort Veldhuis (http://www.arg1940-1945.nl/) custodisce i resti degli aerei precipitati sul territorio olandese dall’inizio delle ostilità fino alla fine della guerra. Nessuna ricostruzione, nessun restauro, nessun tipo di intervento hanno in alcun modo modificato l’aspetto dei pezzi raccolti dal gruppo di volontari dell’Aicraft Recovery Group. Piccoli o grandi che siano, tali reliquie di un drammatico passato sono proposti al visitatore nella loro assoluta originalità. La rilevanza del museo di Fort Veldhuis sta proprio nella presentazione, senza alcuna mitigazione, della violenza dei combattimenti grazie a pezzi di velivoli squarciati e distrutti dalle esplosioni e dall’impatto col terreno ed il mare. Componenti di aerei straziati dalla guerra che si accompagnano ad effetti personali dei piloti allo scopo di non dimenticare il dramma umano che si è consumato su ognuno di essi. L’effetto emozionale è fortissimo in tutte le sale di cui è composto il museo.

Nel 1942 ebbe seriamente inizio la campagna di bombardamenti delle strutture industriali e delle città della Germania da parte degli Alleati occidentali. Per tutta la durata della guerra, sorvolare l’Olanda fu il percorso più diretto per raggiungere Berlino ed altri luoghi nevralgici come Amburgo ed il suo porto. I cieli olandesi furono attraversati da migliaia di B-17 della USAAF durante il giorno e da altrettanti Luncaster, Alifaxe Mosquito della RAF di notte. Per contrastare tali attività, la Luftwaffe schierò i reparti della Nachtjagd scatenando così una serie di duelli arei le cui innumerevoli testimonianze sono ora custodite nel museo di Fort Veldhuis.

L’AicraftRecovery Group non si è limitato a raccogliere rottami qua e là, bensì si è attivamente impegnato per riscostruire la storia di ogni singolo aereo e le cause che ne determinarono lo schianto (guasto tecnico, antiaerea, intercettazione da parte della caccia notturna tedesca). Incrociando le fonti, nel caso di abbattimento, il team dell’Aicraft Recovery Group ha anche stabilito chi fosse il predatore notturno responsabile e il numero della vittoria riportata dal pilota tedesco. L’Aicraft Recovery Group è stato anche protagonista di attività meritorie come il recupero dei resti degli aviatori e l’opportuna informazione dei parenti. Parenti che, a distanza di settant’anni, hanno potuto dare degna sepoltura ai loro cari e conoscere il loro destino facendoli così uscire dall’oblio a cui sono destinati i dispersi in azione.

Inutile dire che le sale da me maggiormente apprezzate sono state quelle dedicate ai resti dei caccia notturni tedeschi. Sono da sempre un appassionato della Nachtjagd a causa dei velivoli specializzati di cui era dotata, delle tecniche di combattimento impiegate e del numero di vittorie ottenute. Il museo di Fort Veldhuis custodisce numerosi reperti di grande interesse non raramente appartenuti a caccia di importanti assi della caccia notturna tedesca.

Quelle che ho mostrato qui sopra sono solo alcune delle centinaia di foto che ho scattato durante la mia visita al museo. Consiglio a tutti gli appassionati di aviazione della Seconda Guerra Mondiale di trovare l’occasione per recarvi a Fort Veldhuis perché non credo vi sia nulla di comparabile in tutta Europa e, probabilmente, nel mondo intero. A patto che sappiate percepire ed apprezzare il valore storico, umano ed emotivo di quelli che per molti sono solo rottami, quanto vedrete nel museo lascerà in voi un ricordo imperituro.

Quale ciliegina sulla torta, la domenica della mia visita a Fort Veldhuis è coincisa con un evento che ha visto la partecipazione di alcuni figuranti in divisa. Immagino fosse una festa destinata a raccogliere fondi. In ogni caso il bunker si è prestato benissimo alle ricostruzioni storiche a cui si sono prestati i reenactors ed io ne ho approfittato per qualche scatto che penso in grado di impreziosire questo articolo.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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