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Sull’onda di un grandissimo successo in madre patria, è giunto anche nelle sale italiane l’ultimo film di Makoto Shinkai. Questo giovane regista giapponese si sta rivelando fra gli autori più dotati ed interessanti dell’attuale panorama dell’animazione giapponese e, i più attenti di voi, non faticheranno a ricordare che egli è anche regista de “Il Giardino delle Parole”, opera da me apprezzatissima e recensita in un precedente articolo di questo blog. È sull’onda dell’entusiasmo per quest’ultimo film che mi sono recato al cinema con grandissime aspettative che sono state non solo soddisfatte ma anche ampiamente superate.

Your Name” è uno splendido film che gode di una storia bellissima, coinvolgente e molto emozionante. Essa si sviluppa su diversi piani temporali e spaziali, gioca sul più classico scambio di personalità e, nonostante la sua complessità esteriore, è così ben narrata da non confondere lo spettatore con un ermetismo tanto inutile quanto spesso di moda. Tutti ottimi pregi che arricchiscono una storia d’amore capace di conquistare da subito lo spettatore accompagnandolo fino ad un finale che emoziona il cuore fin nel profondo. Senza entrare in inutili dettagli sugli eventi raccontati nel film, penso sia importate segnalare quanto “Your Name” verta sui contrapposti. Dalle differenze di stile, di ritmi e di opportunità fra la vita in campagna e quella in città, si passa alla modernità che si contrappone alle tradizioni secolari fino ad arrivare al dualismo uomo/donna. Quest’ultimo è un tema molto caro a Makoto Shinkai che, con uno sguardo forse più disincantato, aveva già affrontato ne “Il Giardino delle Parole”. La maggior leggerezza di “Your Name” rispetto a quest’ultimo film non deve però far credere che il tema sia trattato con minor consapevolezza e serietà. La difficoltà di comunicazione e di comprensione fra i due sessi resta materia delicata che il regista racconta tratteggiando con delicatezza i pregi ed i difetti di entrambi i generi. L’aspetto fantastico rappresentato dallo scambio di personalità (i due protagonisti vivono alcuni giorni uno nel corpo dell’altro) vuole, a mio parere, ricordare che la reciproca conoscenza è la chiave universale per superare ogni tipo di differenza (culturale come di sesso) per raggiungere una reciproca consapevolezza che, nel caso dei nostri due eroi, sfocerà in un amore capace di superare i limiti del tempo e della memoria.

I legami con il precedente “Il Giardino delle Parole” non sono solo tematici in quanto si concretizzano in alcuni omaggi da me molto apprezzati. Esempio fra tutti è il fatto che il ristorante italiano in cui lavora il protagonista si chiami proprio “Il Giardino delle Parole”. Potrebbe essere una suggestione puramente personale ma sono anche convinto che una delle maestre della protagonista sia l’eroina di quest’ultimo film. Mi piace pensare che, insegnate anch’essa, si sia trasferita in un paesino di provincia per ritrovare quella serenità personale e professionale drammaticamente negatagli a Tokyo. Nel caso avessi ragione, ho motivo di credere che Makoto Shinkai omaggi anche il protagonista de “Il Giardino delle Parole” con una comparsata in “Your Name” ma, in tal caso, quest’ultima mi è sfuggita ed attendo una nuova visione nel film per coglierla.

Se, durante la visione del film, qualcuno trovasse discutibile affidare ad un evento naturale estremo ed improbabile il punto di svolta della storia narrata, rammento che il Giappone è stato recentemente oggetto di due cataclismi contemporanei (terremoto e tsunami) che il regista ha certamente voluto richiamare ed esorcizzare in questo film. Il successo di “Your Name” ha anche portato parte del pubblico e della critica ad additare Makoto Shinkai come il nuovo Hayao Miyazaki. Permettetemi di dire che si tratta di affermazioni sciocche dettate da una ingiustificabile superficialità. Siamo di fronte a due registi di altissimo livello la cui sensibilità e creatività non merita l’onta di essere paragonata una all’altra. Non commettete l’errore di andare a vedere un film di Makoto Shinkai aspettandovi un’opera di Miyazaki e viceversa. Ne sareste (giustamente) delusi in quanto ognuno di essi crea pellicole con uno stile proprio ed unico.

Non mi dilungherò ulteriormente nel parlare di questo film in quanto il mio personale consiglio è di vedere e rivedere “Your Name”. Colgo anche l’occasione per ringraziare Lucky Red per aver portato nei cinema italiani questo film. Potranno esistere pareri negativi sulla distribuzione degli Anime in Italia solo per alcune serate speciali (in questo caso da lunedì 23 a mercoledì 25 gennaio 2017) ma restano eventi a cui ogni serio appassionato di animazione non dovrebbe mancare e dal cui successo dipende strettamente il consolidarsi di tali iniziative nonché l’affermarsi di una solida cultura del cinema d’animazione anche nel nostro paese. Per “Your Name” ho buone ragioni di pensare che l’iniziativa sia stata un notevole successo considerando che la sala in cui sono andato era inaspettatamente gremita di un pubblico entusiasta.

 

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