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Trucks & Tanks è una rivista bimestrale dell’editore francese Caraktere Sarl (http://www.caraktere.com) che acquisto saltuariamente a seconda dell’argomento trattato negli articoli inclusi nel magazine. La linea editoriale, infatti, è assai ampia poiché si propone di trattare gli aspetti più strettamente tecnici dei mezzi corazzati dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri. Poiché io sono fondamentalmente interessato ai soli veicoli militari dell’ultimo conflitto mondiale, il mio interesse per la rivista è altalenante ma non manco mai di accertarmi del contenuto di ogni nuova uscita per non perdermi qualche pregevole chicca come quella che, appunto, compone l’articolo principale del numero in oggetto.

In circa venti pagine, il corposo ed interessante articolo “Tiger II versus JS-2” rappresenta un appassionante confronto fra i due carri pesanti che hanno segnato il fronte orientale dal 1944 alla fine della guerra. Rispondenti a due concezioni progettuali diametralmente opposte (rusticità sovietica contro perfezionismo tedesco), il “Tiger II” ed lo JS-2 incarnarono il culmine del titanico scontro fra il totalitarismo nazista e sovietico; duello che raggiunse il suo apice nell’ultimo anno di guerra, periodo in cui i due carri calcarono i medesimi campi di battaglia. Passando in rassegna le esigenze che dettarono la realizzazione dei due veicoli nonché le caratteristiche tecniche degli stessi (corazza, armamento, motorizzazione, etc.), l’articolo fornisce un quadro chiaro e preciso dei pregi e difetti di ciascun carro dimostrando, nel contempo, come alcune convinzioni radicate non siano fondate nella realtà. Esempio evidente è certamente il fatto che il “Tiger II” non risulta, considerata la propria mole, avere un motore dai consumi eccessivi anche grazie ad un sistema di cambio automatico delle marce che ne semplificava la guida e riduceva i rischi di sforzi meccanici eccessivi. Vero è che, il “Tiger II” necessitava di una logistica che la Germania non era più in grado di garantire al momento della sua entrata in servizio così come di rifornimenti in benzina che erano spesso impossibili da garantire. Da qui l’emblematico risultato di un alto tasso di perdite (pari al 70%) dovute a fattori (guasti meccanici, mancanza di benzina, etc.) non derivanti dallo scontro diretto col nemico. Il JS-2, benché inficiato da pesanti difetti (compresa la pessima ergonomia ed il bassissimo rateo di fuoco), rispondeva meglio alle esigenze dell’armata russa sul finire della guerra che necessitava non di un carro destinato a duellare con i Panzer (sempre più rari) ma di un veicolo da sfondamento che fosse in grado di supportare efficacemente la fanteria all’assalto (ruolo in cui il suo cannone da 122 mm eccelleva).

Il citato articolo è stato saggiamente pubblicato congiuntamente con un dossier che ricostruisce gli studi svolti dai Sovietici sulle carcasse di cacciacarri “Ferdinand” rimasti sul campo di battaglia di Kursk nel 1943. E’ estremamente interessante costatare come furono proprio questi studi, nonché il pensate impatto di tali carri sullo spirito dei soldati russi, ad indurre l’industria bellica sovietica a sviluppare una nuova classe di carri pesanti da cui ebbe origine il JS-2. In altre parole, i 70 “Ferdinand” costruiti, risultato di un maldestro bricolage resosi necessario dalle manie di grandezza di Ferdinand Porsche, furono i diretti responsabili della mancata superiorità tattica perseguita dal “Tiger II”. Quest’ultimo, infatti, entrò in servizio contestualmente ad un avversario di taglia quale fu il JS-2, impedendo così al nuovo Panzer tedesco di acquisire quella supremazia sul campo di battaglia che, invece, conobbe il “Tiger I”.

Fra i restanti articoli della rivista, cito di mio interesse quello sui Bruckenleger, i carri getta ponte tedeschi.

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