26 Sdkfz 9 Famo Militracks 2018

La famiglia dei carri “Tiger” è certamente un’icona ancora profondamente viva nel sentire popolare odierno. Non intendo con questo sostenere l’improbabile tesi secondo cui chiunque, a domanda specifica, si dimostri preparato come lo sarebbe su un popolare calciatore ma sono relativamente sicuro che più o meno tutti abbiano consapevolezza di una Seconda Guerra Mondiale marcata dalla potenza dell’esercito tedesco e dei suoi carri armati. I “Tiger” sono sicuramente i Panzer che più hanno contribuito a forgiare questo sentimento comune grazie ad una nomea di invincibilità che, nonostante alcune esasperazioni dettate dal mito coltivato ciecamente, è sicuramente stata dovuta ad imprese militari tanto sorprendenti quanto indiscutibili.

I “Tiger” erano una famiglia di carri da sfondamento che annoverava fra le proprie file il Panzerkampfwagen VI Ausf. E “Tiger I” ed il Panzerkampfwagen VI Ausf. B “Tiger II. Essi surclassavano i propri avversari sotto innumerevoli punti di vista fra cui il peso che arrivava a 55 tonnellate per il primo ed a quasi 70 per il secondo. La presenza di un “Tiger” sul campo di battaglia poteva condizionarne non poco lo svolgimento ma questi Panzer erano tutt’altro che esenti da difetti. Primo fra tutti la complessità tecnica che ne comprometteva l’affidabilità. Conservare al fronte in “Tiger” operativo era impresa titanica sia per la logistica che per le Werkstatt Kompanie, le officine da campo delle Panzerdivision. Il risultato di ciò è che furono più i “Tiger” abbandonati per guasti meccanici e mancanza di benzina che distrutti in combattimento. Ciononostante, le Werkstatt Kompanie fecero veri e propri miracoli per garantire alle unità combattenti il più alto tasso possibile di “Tiger” operativi e questo spesso a discapito della scarsità di mezzi a disposizione.

34 Tiger II maintenance

I meccanici delle Werkstatt Kompanie erano, come i loro colleghi della Luftwaffe, gli uomini nell’ombra che permisero ad altri di raggiungere la fama e la gloria concesse dallo status di “Asso”. Ma quali erano gli strumenti a disposizione delle Werkstatt Kompanie per consentire al Kurt Knispel o al Michael Wittmann di turno di fare strage fra i ranghi avversari? La spina dorsale di qualunque Werkstatt Kompanie era l’Sdkfz.9 Famo”.

33 Sdkfz 9 Famo Storical

L’Sdkfz.9 Famo” era un colossale semicingolato dalla capacità di traino di 18 tonnellate. Costruito dalla Fahrzeug und Motorenbau GmbH di Breslau in circa 2.500 esemplari, fu comunemente chiamato “Famo” componendo le iniziali della fabbrica costruttrice. Il “Famo” fu utilizzato per tutta la durata della guerra (e non solo), fu impiegato in ogni più svariato compito necessitasse il trasporto di carichi di vario tipo o il traino di un’amplia pletora di materiali. Il ruolo in cui il “Famo” si guadagnò una formidabile importanza fu il recupero e traino di Panzer in panne o danneggiati. Il “Famo” fu particolarmente essenziale nei schwere Panzerabteilung (s.Pz.Abt) equipaggiati coi carri “Tiger” per il cui recupero era necessaria la forza di traino di almeno tre “Famo” (questa era la specifica da manuale, non mancano evidenze fotografiche di “Tiger I” trainati da soli due “Famo”, operazione dettata da regime di urgenza che certamente metteva a dura prova la meccanica del semicingolato).

Tutto ciò premesso, è evidente come la vista di un “Famo” sia evento spettacolare non solo per le caratteristiche e dimensioni del semicingolato in sé ma anche per gli antefatti storici che quest’ultimo incarna. L’edizione del 2018 di Militracks è stato evento straordinario per infiniti motivi come penso di aver dimostrato con gli articoli fin qui pubblicati. Un’ulteriore conferma viene dalla presenza di un bellissimo “Famo” fra i veicoli perfettamente restaurati sui cui il pubblico poteva salire e percorrere il tracciato all’interno dell’Overloon War Museum (il trasporto in sicurezza di persone sul pianale posteriore di carico ha imposto l’apposizione di una paratia di sicurezza comunque amovibile nel momento in cui il semicingolato dovesse essere presentato storicamente impeccabile).

Il bello di Militracks 2018 risiede anche e soprattutto nell’interazione coi veicoli concessa al pubblico. Conservando, infatti, ogni regola a garanzia della sicurezza, è possibile chiedere di avvicinarsi ai mezzi per foto da copertina.

Mi sono a tal punto affezionato a questo “Famo” da non essermi perso l’occasione di salutarlo prima che iniziasse il suo viaggio di ritorno verso casa.

Mi auguro di rivederlo presto!

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