“BABY DRIVER” di Edgard Wrigth

Baby Driver locandina

Penso sia capitato a tutti di sentirsi stranamente ma irresistibilmente attratti da un film. Personalmente questo strano fenomeno mi succede sempre più raramente. Difficile dire se ciò sia dovuto al calo delle mie capacità para-cinefile o al baratro qualitativo in cui è caduto il cinema americano negli ultimi anni. In ogni caso, questa fulminante attrazione è comparabile ad un’esperienza mistica di memoria fantozziana perché è sovente accompagnata dalla mia assoluta ignoranza sulla trama e su tutti (o quasi) i nomi riportati nella locandina. Ho rivissuto tutto ciò proprio con il film in oggetto che sono andato a vedere poco prima del ritiro dalle sale. Mi si potrà opporre che la presenza di due attori del calibro di Kevin Spacey e Jamie Foxx rappresentano un polo attrattivo sufficiente a giustificare qualunque supposta capacità intuitiva ma, a mia discolpa, vorrei ricordare che le performance dei grandi attori sono sempre dipendenti dalle capacità del regista. Sono le doti di quest’ultimo a permettere all’attore di esprimersi pienamente o a destinarlo al totale oblio. Ordunque, chi è questo Edgard Wright? Chi è questo regista che ha potuto e voluto realizzare un film il cui plot narrativo, oltre ad essere ben poco originale, impone il confronto con prestigiosi precursori? Ebbene, nella mia più assoluta sorpresa, Edgard Wright è il regista dell’intera “Trilogia Del Cornetto”!

Siate consapevoli che, se non sapete cosa sia la Trilogia Del Cornetto, allora vi siete persi una delle opere più originali e divertenti dell’ultimo decennio. Composta da “Shaun of the Dead” (da noi tradotto in un penosissimo “L’alba dei morti dementi”), “Hot Fuzz” e “La Fine del Mondo”, la Trilogia Del Cornetto ha due costanti: l’attore inglese Simon Pegg ed il cono gelato in questione che, appunto, compare in tutti e tre i film seppur di gusti e, quindi, colori diversi a seconda del genere trattato (rosso/horror, blu/poliziesco, verde/fantascienza). Premesso che tutti e tre i film sono da vedere assolutamente (a mio parere “Shaun of the Dead” è di genialità inarrivabile e, con tutta probabilità, il miglior omaggio mai fatto a Romero ed ai suoi zombi), tale curriculum rende “Baby Driver” imperdibile e, per fortuna, tali aspettative sono tutt’altro che tradite.

Confesso fin da subito che era da tempo che la visione di un film non mi inchiodava così tanto alla poltrona del cinema. Faccio davvero fatica a non usare esclusivamente superlativi per descrivere il mio entusiasmo per “Baby Driver” che, con straordinaria efficacia ed originalità, riesce nell’arduo compito di ridare grande vitalità ad un sottogenere fin troppo abusato. In effetti i drammi esistenziali di autisti dalle doti straordinarie al soldo della criminalità non è un incipit particolarmente originale. Ciononostante Edgard Wright riesce a trarne un film estremamente emozionante e potente. Gli stilemi tipici di questo sottogenere ci sono tutti: l’ennesima rapina coronata da successo grazie alle acrobazie del protagonista, l’ultimo colpo per riottenere una libertà che non sarà mai veramente concessa, l’arrivo di un rapinatore folle che incasina tutto, un amore forse irraggiungibile, il furto finale dalle conseguenze nefaste. Rielaborando tutto ciò con grande maestria, Edgard Wright riesce ad aggiungervi tutta una serie di particolarità e stravaganze, di chicche e citazioni che creano un miscuglio riuscito ed esplosivo. A tutto ciò si sommano attori veramente molto bravi che risultano tali anche grazie alla sapiente gestione del regista. Tutti i personaggi sono estremamente convincenti e credibili. Anche quelli secondari che una mano registica meno esperta avrebbe facilmente reso banali macchiette, hanno sempre il loro giusto spazio ed importanza. A darne prova, non mancano ribaltamenti di prospettive che sanno trasformare comprimari in protagonisti. Gode di tutto ciò soprattutto Jon Hamm, l’attore simbolo di “Mad Man”, qui in un ruolo tanto inusuale quanto inaspettatamente carismatico. Lo stesso Baby del titolo (Ansel Elgort), personaggio potenzialmente insopportabile, è riuscitissimo riuscendo a coinvolgere totalmente lo spettatore nelle sue vicissitudini forte di una intensità empatica assai rara. Kevin Spacey ricopre un ruolo simile a quello del presidente di “House of Cards” ma resta sempre irresistibile.

Insomma, “Baby Driver” è assolutamente da non perdere. Personalmente lo considero il migliore film fra quelli da me visti quest’anno e, conseguentemente, ve lo consiglio senza risparmio.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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