TNT37.indb

Come si evince prontamente dall’immagine in copertina, il numero in oggetto di “Trucks & Tank” è per lo più consacrato agli Jagdpanzer tedeschi. L’articolo ad essi dedicato si distingue da altri sullo stesso argomento grazie ad un’apprezzabile scelta editoriale che ha permesso all’autore di concentrarsi più sui conflitti di interesse esistenti in seno alle alte gerarchie della Whermacht piuttosto che ad una ripetitiva nomenclatura di modelli e versioni. Leggendo l’articolo di scopre che, durante l’intero conflitto, perdurò una vera e propria lotta intestina fra la Sturm-Artillerie, desiderosa di ampliare la propria sfera di influenza con la produzione di cannoni semoventi esclusivamente destinati alle proprie unità (Sturmgeschutz-Abteilung), e la Panzer-Waffe costantemente affamata di carri armati dotati di torretta per completare i ranghi delle proprie Panzer-Divisionen.

Ad avere ruolo centrale in questo conflitto interno e a far vincere quasi sempre la seconda fazione, fu il Generaloberst Heinz Guderian, padre delle divisioni corazzate tedesche e della famosa BlitzKrieg. Guderian si batté senza sosta contro la tendenza dell’apparato militare tedesco a concentrare la produzione più sui cannoni d’assalto che sui carri tradizionali e ciò nonostante gli importanti successi ottenuti sul campo dagli Sturmgeschutz III e IV. In altre parole, la valutazione prettamente tattica legata al vantaggio offerto da un carro dotato di torretta, si scontrava con il pragmatismo di veicoli polivalenti ed ottimali in difesa come erano i cannoni d’assalto che, tra l’altro, permettevano una produzione accelerata e meno costosa. Difficile dire quanto abbia o avrebbe favorito la Whermacht il prevalere di una o l’altra corrente, resta in ogni caso sorprendente con quanta facilità ciò portò lo stesso veicolo a subire repentini e continui cambi di nome nel corso della sua carriera militare (l’Elefant/Ferdinand, ad esempio, cambiò designazione diciotto volte in poco più di due anni). Definire un cannone semovente Sturmgeschutz o Jagdpanzer non era questione di poco conto poiché, nel primo caso, rientrava nella sfera di influenza della Sturm-Artillerie, nel secondo, della Panzer-Waffe. Si scopre così che lo Jagdpanzer IV/L48 era nato per essere il nuovo Sturmgeschutz ma fu l’influenza di Guderian a farlo diventare uno Jagdpanzer sottraendolo alla competenza diretta della Sturm-Artillerie. Stessa cosa si ripeté per lo Jagdtiger mentre è decisamente più difficile comprendere come poterono essere considerati inizialmente Sturmgeschutz veicoli come lo Jagdpanther che, in quanto dotati del Pak-43 a vocazione indiscutibilmente anticarro, sarebbero stati sprecati per ruoli di semplice supporto alla fanteria.

La rivista è completata principalmente da un articolo sul Saint Chamond della Prima Guerra Mondiale e dall’originale Stridsvagn 103, erede ideale dell’E-10. Come usuale, le ultime pagine sono dedicate ad un confronto fra veicoli da combattimento, nel caso specifico fra l’Archer inglese ed il Nashorn tedesco. Si è dimostrata, questa, un’ottima occasione per scoprire un’assurdità altrimenti inconcepibile: l’Archer aveva il cannone puntato verso il retro del veicolo e il pilota, se non voleva essere decapitato, doveva abbandonare il posto di guida al momento dello sparo. Potete ben immaginare che cosa questo significava nel contesto di un mezzo privo di torretta…

Annunci