Trucks & Tank Magazine n.45 – Septembre/Octobre 2014

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 Ecco un numero della rivista “Trucks & Tank” come, a mio parere, non ne capitavano da un po’ di tempo. La rivista si apre con un articolo sul Flakpanzer IV “Mobelwagen” che non si discosta dalla media di altri scritti similari in quanto si limita ad una descrizione delle ragioni che portarono allo sviluppo del mezzo e ad una descrizione delle varianti dello stesso con poche righe di storia operativa. La stessa cosa si ripete per altri soggetti (ad esempio il camion Fiat 665 NM) e, come, usuale, la rivista si conclude con un comparativo avente, in questa occasione, oggetto il Panzer III Ausf. L ed il Crusader Mark. II.

Degni di particolare nota sono due articoli, uno dei quali è quello a cui è dedicata la copertina: il raffronto Sherman/Panther. Il soggetto può non essere particolarmente nuovo ma è affrontato in modo originale e molto costruttivo non limitandosi ad un confronto puramente tecnico ma considerando anche le numerose variabili che influirono sulla concezione, sviluppo ed impiego dei due carri. Già molto si è scritto sui pregi ed i difetti di entrambi i veicoli e l’articolo non manca di affrontarli in modo efficace anche aggiungendo dettagli, riflessioni ed aneddoti che rendono la lettura di grande interesse e mai scontata o ripetitiva. Ad esempio, non sapevo che gli Alleati Occidentali sottostimarono ampiamente il potenziale tecnico ed operativo del Panther fino a quando non si scontrarono con quest’ultimo in Normandia. Essi, infatti, basarono le proprie valutazioni solo su quanto comunicato loro dai Russi a seguito della battaglia di Koursk, ove fu per la prima volta impiegato il Panther. Si diffuse, perciò, l’idea di un carro non solo dalla insanabile fragilità meccanica ma anche di produzione così limitata da essere impiegato in battaglioni specializzati come i Tiger I. Ciò contribuì, quindi, ad escludere la necessità di un potenziamento dello Sherman in quanto il Panther fu considerato una sorta di fratello minore del Tiger I e, in quanto tale, un carro costruito in pochi esemplari e dall’efficacia ridotta per limitazioni tecniche e difficoltà logistiche (idea convalidata dalla pessima prestazione dei Tiger I in Italia). Ciò rende facilmente comprensibile l’amara sorpresa che rappresentarono i Panther Ausf.A in Normandia quali carri meccanicamente migliorati rispetto al precedente Ausf.D (penalizzato da molti difetti di gioventù) e, non cosa secondaria, presente in gran numero in quanto equipaggianti uno dei due reggimenti corazzati delle Panzerdivision modello 1944. Realtà che impose agli Americani, privi di una risposta efficace come lo Sherman Firefly inglese, si recuperare in fretta e furia ogni esemplare disponibile di Sherman armato con cannone da 76 millimetri.

Inoltre, resta sempre sorprendente leggere e rileggere di come che lo Sherman consumasse più di un Panther e di come esso uscisse sconfitto da confronti con quest’ultimo correlati, ad esempio, ai cavalli potenza per tonnellata o alla pressione al suolo.

Altrettanto interessante è, a mio parere, anche il breve articolo dedicato allo Jagdpanzer 38(t). Esso riprende le conclusioni di uno scritto apparso nei primi numeri della rivista per modificarne ed aggiornarne il contenuto applicando un punto di vista diverso e, secondo me, più corretto. Valutare, infatti, uno Jagdpanzer 38(t) alla stregua di un caccia carri come lo Jagdpanther non rende giustizia al veicolo perché comporta parametri (mobilità, corazza, potenza di fuoco) fuori scala. Lo Jagdpanzer 38(t) è da considerare come uno dei risultati a cui portò la spinta verso la generale motorizzazione dell’esercito finalmente avviata dall’industria bellica tedesca nel 1944. Lo Jagdpanzer 38(t) va inquadrato come una piattaforma semovente, in altre parole come un Waffentrager, con funzioni anticarro. Di fatto si tratta di un Pak-40 capace di muoversi e dotato di una corazza abile a proteggere integralmente i serventi (altro vantaggio apportato rispetto alla famiglia dei Marder). Questo aspetto non è da sottovalutare e dovrebbe far considerare in modo ben diverso le pessime valutazioni normalmente correlate ai progetti tedeschi di Waffentrager. Essi non sono dei carri armanti senza speranze bensì dei cannoni in grado di muoversi autonomamente. E’ un aspetto di grandissima importanza comportante un vantaggio non indifferente. Basti pensare, su questo l’articolo da un’informazione preziosa, che nel 1943 l’esercito tedesco perse un Pak-40 ogni tre in servizio, nel 1944 ne furono distrutti tre su quattro. Perdite dovute al fatto che i cannoni al traino non potevano essere spostati rapidamente comportandone, a causa dell’abbondanza di mezzi di cui godevano gli avversari, la distruzione non appena il primo sparo ne rilevava la presenza. I Waffentrager supplivano a tale handicap e, difatti, era stato previsto che essi sostituissero tutti gli armamenti al traino già nel modello di Panzerdivision elaborato per il 1945.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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