“AMERICAN SNIPER” di Clint Eastwood

American Sniper Locandina

Il 2015 è iniziato con l’arrivo nelle sale cinematografiche dell’ultimo film di Clint Eastwood, un uomo che ha saputo imporsi al pubblico sia come attore che come regista. Uscendo dai canoni di icona, soprattutto del genere Western, riconosciuta ad Eastwood ed a cui sono particolarmente affezionato, è come regista che quest’ultimo ha saputo più sorprendermi ed appassionarmi. Ricordo in particolare tre suoi film a mio parere imperdibili: “Gli Spietati” del 1992, “The Milion Dollar Baby” del 2004 e “Gran Torino” del 2008.

Totalmente all’oscuro che il film fosse in realizzazione, ho scoperto solo intorno a Natale della sua esistenza ed mi sono recato a vederlo nel week-end subito dopo Capodanno. Benché non consideri necessariamente ben riusciti tutti i film di Eastwood, mi sono approcciato alla visione del suo ultimo lavoro con un entusiasmo dettato dalla consapevolezza che il registra avrebbe saputo evitare eccessive retoriche patriottiche nonostante il tema particolarmente adatto.

“American Sniper” è, infatti, tratto dalla autobiografia di Chris Kyle, membro dei SEALS, veterano della seconda guerra in Iraq e tiratore scelto di straordinaria abilità. Le sue imprese sul campo di battaglia sono assai note negli USA ed è stato celebrato come un eroe nazionale nel corso dei suoi funerali. Chris Kyle fu ucciso nel 2013 da un reduce con problemi da trauma postbellico che, a scopi terapeutici (…), Kyle portò ad un poligono di tiro.

Eastwood riesce, nei fatti, a non confezionare un film smaccatamente dettato da retoriche patriottiche tipicamente americane ma si dimostra comunque incapace di liberarsene realizzando, conseguentemente, una pellicola quasi documentaristica e priva di anima. E’ sfiorato il documentario perché si capisce come il regista non abbia aggiunto nulla alla storia personale del protagonista. Ciò offre solo apparentemente il vantaggio di un realismo estremo, in realtà più di 1.000 giorni di servizio in Iraq trascorrono senza che lo spettatore ne abbia reale coscienza. E’ ignorata la facilmente distruttiva quotidianità militare e gli exploit bellici sono presentati in modo freddo e meccanico. Ciò non è necessariamente una scelta negativa ma non essendo compensata da una narrazione empatica dei fatti narrati, lascia per lo più indifferente lo spettatore. Ne risulta, perciò, un film incapace di coinvolgere il pubblico lasciato in balia di un racconto più interessato ai fatti che al significato degli eventi ed alle loro ripercussioni. Considero “American Sniper”  senz’anima perché incapace di fare una scelta precisa e, quindi, di comunicare un messaggio. Ho l’impressione che Eastwood non abbia saputo decidersi fra la celebrazione del personaggio e la critica di ciò che rappresenta. Questa incertezza rende quasi impossibile allo spettatore farsi coinvolgere dagli eventi e dalla storia personale del protagonista e della sua famiglia. Questa indifferenza è ulteriormente incentivata da un personaggio, Chris Kyle, monolitico nel corpo e soprattutto nello spirito, dalla mentalità così fortemente “a stelle e strisce” da reggere qualunque prova senza alcun tentennamento o capacità critica nei confronti di quanto succede e delle ragioni per cui si trova in Iraq. La sua visione del mondo si limita a buoni e cattivi, a bianco o nero. Non ci sono vie di mezzo, compromessi o differenti punti di vista accettabili. Sarà proprio questa mente rigida ed inflessibile a reggere quasi intatta alla guerra ed ai suoi orrori.

Non critico la psicologia del protagonista ma la scelta narrativa con cui è raccontata. Non è presentato nella pellicola un solo fatto che mostri chiaramente gli aspetti controproducenti che essa porta con sé, non c’è un solo personaggio comprimario a cui sia affidato il compito di essere un contraltare forte e credibile all’ottusità di tale mentalità e, soprattutto, non vi è un solo irakeno (uomo, donna o bambino) diverso dalla rappresentazione di assassino crudele e selvaggio concepita dai pregiudizi di Chris Kyle.

Tutto ciò inaridisce il film a tal punto che, la sua visione, diventa, a mio personale parere, semplicemente inutile.

Scendendo ad aspetti più tecnici, non si può fare a meno di notare come Kyle ed i suoi compagni si dimostrino costantemente dei sempliciotti guerrafondai. Cadono in un’imboscata dietro l’altra, complicano gravemente le situazioni in cui vengono coinvolti con idee temerarie ed inappropriate e, anche quando prendono l’iniziativa, dimostrano sempre scarsa attenzione e perspicacia. A salvarli è regolarmente la fortuna o il colossale dispiego di forze a disposizione dell’esercito americano.

Infine, considerando che questo è un film dedicato ad un cecchino, è imbarazzante notare come venga costantemente violata la regola vitale di ogni tiratore scelto: cambiare posizione dopo ogni singolo colpo in quanto esso rivela all’avversario la propria posizione. Superficialità che non ho idea se convalidata dalla biografia di Chris Kyle ma che temo comprometta la storia narrata anche da un punto di vista del realismo bellico.

Concludo con una nota: la guerra in Iraq è ancora troppo recente e la situazione nel Medio Oriente ancora troppo incerta perché possano essere realizzati dei bei film sull’argomento. Gli animi sono ancora troppo feriti ed infiammati; come avvenuto per la Seconda Guerra Mondiale e soprattutto il Vietnam, dovranno passare una ventina d’anni perché la materia possa essere affrontata in modo critico e vengano prodotte pellicole come “Apocalypse Now” o “ Full Metal Jacket”.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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5 risposte a “AMERICAN SNIPER” di Clint Eastwood

  1. sergio ha detto:

    Ma l’Irap non era una tassa? E’ riportato due volte…

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  2. wwayne ha detto:

    Anch’io ho recensito un film con Bradley Cooper: http://wwayne.wordpress.com/2014/01/08/il-fine-giustifica-i-mezzi/. Che ne pensi?

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    • Andrea ha detto:

      Ciao Wayne, mi è piaciuto anche perché ho visto American Hustler ed è un film che avevo molto apprezzato. Forse, più che per la storia di originalità relativa, per l’interpretazione di tutti gli attori.
      Amo il cinema ed ho deciso di iscrivermi al tuo blog, penso mi farai scoprire novità interessanti!
      Grazie per la visita!

      Mi piace

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