Trucks & Tank Magazine dal n°26 al n°40

Trucks & Tank Magazine n.26 – Juillet/Aout 2011

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L’articolo principale di questo numero (a cui è anche dedicata la copertina) cerca di dare una risposta alla domanda: quale è stato il miglior carro della IIGM? Condivise e spiegate le motivazioni delle scelte alla base dell’articolo stesso, quest’ultimo si dedica ad un interessante esame dei tre carri armati più prossimi al concetto di Main Battle Tank moderno ed impiegati dalle maggiori potenze industriali dell’epoca: il T-34/85, il Panther Ausf.G e lo  M4A3 Sherman (76).  Anche se è risaputo essere il Panther, nonostante alcuni importanti limiti che lo contraddistinguevano, il vincitore di questa disputa, l’articolo è molto ben fatto e permette al lettore di addentrarsi in un’interessante disamina dei tre carri in oggetto approfondendo nozioni già conosciute e scoprendo aspetto meno noti ma non per questo meno rilevanti.

A mio parere ancor più interessante è l’articolo dedicato alla famiglia degli Jagdpanzer IV (A0, L48, L70(V) ed L70(A)), alle ragioni che portarono alla nascita della stessa ed al confronto (per prestazioni e ruolo operativo) con gli Stug ed il Panzer IV. Personalmente ritengo sia il miglior articolo di questo numero se non  altro per gli spunti di riflessione che è capace di stimolare nonché le informazioni in esso contenute.

Nella rivista sono altresì contenuti articoli sul Merkava (di notevole interesse per un lettore come me a cui piace il carro ma di cui non conosce quasi nulla a livello tecnico/operativo), sul M5 americano ed al suo ruolo di carro esplorante (non avrei mai immaginato che possedesse due motori…) e sul BAV sovietico postbellico. Come sempre  l’ultimo articolo della rivista è un comparativo che, in questo numero, è dedicato ai semicingolati M3A1 americano e Sdkfz. 251/1 tedesco. E’ grazie a quest’ultimo che devo una “illuminazione” che, dettata dalla mia ignoranza, mi ha finalmente reso noto che nel M3 americano la trazione era affidata alle sole ruote gommate.

 Trucks & Tank Magazine n.27 – Septembre/Octobre 2011

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L’articolo principale di questo numero 27 di T&T è un’interessantissima ricostruzione delle reazioni che ebbero gli Alleati all’apparire del Tiger I e poi del Tiger II sui campi di battaglia. Ci si potrebbe dilungare in una infinita disquisizione sull’argomento e, quindi, il consiglio può solo essere quello di leggersi l’intero articolo. Va, però, detto che è particolarmente sorprendente appurare come furono i Russi coloro che davvero seppero concretizzare nelle loro forze corazzate il miglior equilibrio fra visione tattica e strategica della guerra grazie a veicoli che, seppur ben lontani dal top di categoria, erano facili da produrre, in grado di adempiere a più ruoli nonché piattaforme suscettibili di accogliere armamenti sempre più potenti. Al contrario, i Tedeschi affondarono in quella che era una pura e semplice visione tattica della IIGM e gli Americani peccarono di una visione esclusivamente strategica. Essi furono, lungo il corso dell’intera guerra, disinteressati allo sviluppo di veicoli corazzati che consentissero ai loro soldati di godere di armamenti superiori o alla pari dei loro avversari. Il primo pensiero era e costantemente restò il mantenimento del sistema logistico più semplice (e, quindi, efficace) possibile. Le autorità USA si esclusero volontariamente dalla corsa all’evoluzione degli armamenti avviata dai loro avversari e (temporanei) alleati. Il mantenimento in linea dello Sherman per tutta la durata della guerra e la volontaria mancata adozione del 17pdr inglese da parte degli Americani, sono esempi a dimostrazione di ciò. Gli Inglesi, infine, ebbero la volontà di sviluppare corazzati più performanti per consentire ai loro soldati maggiori possibilità di sopravvivenza ma non ebbero le capacità di concretizzare nulla di seriamente rilevante prima della fine della guerra.

Segue un articolo sul Su-152 ed il suo impiego a Kursk quale arma di propaganda più che come veicolo con capacità anticarro tali da rappresentare una seria risposta ai Tiger I tedeschi. Su questo tema si ha una ulteriore conferma di quanto fu fondamentale la cattura di un Tiger I operativo da parte dei Russi a Leningrado quasi un anno prima.

L’ultimo rilevante articolo è dedicato al Churchill Mark I e II quali progenitori delle versioni più conosciute. Interessante è costatare come il Churchill, dalla concezione già superata al momento della sua progettazione base, fu comunque sviluppato semplicemente perché l’industria inglese non aveva a disposizione null’altro.

Come sempre  l’ultimo articolo della rivista è un comparativo questa volta fra il Maus tedesco ed l’A39 Tortoise inglese.

 Trucks & Tank Magazine n.28 – Novembre/Decembre 2011

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E’ un lungo articolo sul JS-2 ad essere il protagonista di questa numero della rivista in oggetto. Il noto carro sovietico viene trattato sotto ogni suo aspetto sia tecnico che operativo senza dimenticare i motivi e le esigenze che portarono al suo sviluppo. Il quadro storico-militare che viene così tracciato è assolutamente affascinante e dimostra ancora una volta come il cuore maledetto della IIGM sia stato il solo fronte orientale. E’ lo scontro titanico fra la Germania nazista e la Russia sovietica ad aver marchiato indelebilmente l’ultimo conflitto, ad averlo condizionato e ad averne determinato lo svolgimento. Il fronte africano, italiano e da ultimo europeo furono solo dei comprimari, certo necessari ma di secondo piano. La vera lotta per la sopravvivenza si svolse sul fronte russo anche nella forma di una darwiniana evoluzione degli armamenti che inspessì le corazze, potenziò i motori ed aumentò i calibri in una corsa senza fiato di proporzioni epiche. Il JS-2 è un protagonista di questa evoluzione essendo la principale risposta sovietica al Tiger I. E’ interessante notare come i Russi seppero, seppur sotto la spinta generata dalla famiglia dei Tiger, sviluppare un mezzo non strettamente finalizzato al ruolo di cacciatore di carri come fu, al contrario, il Tiger II che lo surclassava sotto innumerevoli aspetti. Il cannone da 122mm si impose come arma principale del JS-2 non solo per una penuria di 100mm (vero corrispettivo sovietico al Pak-43) ma anche per dare al JS-2 il ruolo di carro da sfondamento. Esso doveva creare una breccia nel fronte avversario grazie al suo potente proiettile esplosivo, i più agili T-34/86 l’avrebbero poi sfruttata in profondità. In tale ruolo, elementi come la velocità media e la rapidità di caricamento passavano in secondo piano pur diventando dei difetti mortali al momento dello scontro con i panzer più pesanti. Ciò nonostante fu proprio questa mancata specializzazione nel ruolo anticarro che permise al JS-2 di giocare un ruolo importantissimo nei mesi finali della guerra e di diventare uno dei simboli più eloquenti della potenza militare sovietica nonché di alcune battaglie come quella di Berlino.

I restanti articoli si occupano della BMW-R75 (per chi non lo sapesse, la BMW era nata come fabbrica di motori per aerei della IGM, fu la crisi del ’29 a spingerla ad investire nelle due ruote ed il suo simbolo rappresenta un’elica in moto sul cielo azzurro della Baviera), del SIG-33 su scafo Panzer III e del Leopard I. Degno di grande nota è l’articolo dedicato alle versioni finali del Panzer III equipaggiati con cannone da 50mm lungo (Ausf. J, L ed M) se non altro per rendersi conto di come questo panzer, poco trattato dalla propaganda, restò l’ossatura principale della Panzerwaffe fino a tutto il 1943.

L’ormai onnipresente comparativo si occupa, in questo numero, dell’M10 e del Mader III Ausf. M.

 Trucks & Tank Magazine n.29 – Janvier/Fevrier 2012

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L’articolo principe di questo numero è dedicato ad una disamina dell’operato della Panzerwaffe in Normandia. Il verdetto è netto: ad esclusione di alcuni exploit eclatanti, la prestazione delle Panzerdivision in Normandia è generalmente deludente (almeno considerando gli scopi offensivi per cui sono create le divisioni corazzate). Non è certamente un giudizio nuovo né sorprendente considerando come si svolsero i fatti. Degna di nota, però, è il particolare ambito esaminato: le caratteristiche dei mezzi a disposizione dell’esercito tedesco.  Ricollegandosi ad un discorso più ampio oggetto di interessante dissertazione lungo i vari numeri della rivista (dissertazione di cui dovreste avere ormai una certa idea anche voi se avete letto quanto precede), vengono esaminate le limitate potenzialità di Panzerdivision che, create per il fronte orientale, si trovarono ad essere impeigate in un ambiente a loro estraneo quale fu la Normandia. Carri armati come i Panther ed i Tiger erano sviluppati espressamente per operare sul fronte russo e, quindi, in presenza di ampi spazi di manovra, di profondi campi di tiro, di zone boscose contornabili e di pochissimi centri abitati. In un “habitat naturale” di questo tipo, l’evoluzione dei Panzer prese un percorso mirato allo sfruttamento dei vantaggi offerti da tale ambiente allo scopo di pervenire ad una specializzazione essenziale alla sopravvivenza della Germania: l’annientamento delle forze corazzate avversarie.

Di conseguenza:

–         I volumi dei carri poterono aumentare così da offrire una piattaforma di tiro stabile ai cannoni grazie alla generale mancanza di ostacoli nelle operazioni di manovra del veicolo;

–         I cingoli poterono allargarsi per offrire migliori prestazioni su terreno molle;

–         Le corazze si ispessirono principalmente sul frontale così da contenere il peso e poichè, in spazi aperti, era raro che gli avversari riuscissero a colpire ai fianchi;

–         I cannoni aumentarono di calibro e dimensioni per poter essere letali fino a 2.000 metri e più;

–         Le canne poterono sporgere ampiamente oltre lo scafo perché erano rari gli ostacoli che potessero impedire la rotazione delle torrette.

Si trattò, però, di una evoluzione così specializzata da legare a tal punto i Panzer alle caratteristiche del fronte orientale da trasformare quelli che in esso erano elementi di vantaggio in fattori di mortale svantaggio al di fuori di tale habitat. Questa realtà dei fatti, di cui il fronte italiano aveva già offerto prova, divenne ancora più evidente in Normandia poiché essa era caratterizzata da fattori ambientali agli antipodi rispetto a quelli del fronte orientale: spazi di manovra inesistenti, percorsi stetti e predeterminati, abbondanza di ostacoli e di impedimenti alla rotazione delle torrette, presenza di numerosi centri abitati e di vegetazione lussureggiante nonché linea del fronte a compartimenti ristrettissimi che imponevano scontri a distanze massime di 200/400 metri. Soprattutto quest’ultimo fattore annullava la superiorità dei cannoni tedeschi e rendeva efficaci anche quelli dalle caratteristiche mediocri che equipaggiavano Sherman e Cromwell.

E’ chiaro che a queste condizioni i Panzer di nuova generazione come i Panther ed i Tiger erano costretti ad operare entro vincoli che li ponevano in nettissimo svantaggio. Nei fatti era come chiedere ad un orso di cacciare nella savana o ad un ghepardo di farlo fra i fitti boschi europei.

In conseguenza di tutto ciò la campagna di Normandia fu per la Panzerwaffe un enorme ed inutile spreco di materiale altamente performante e, in definitiva, era il Panzer IV il carro tedesco più adatto alla Normandia e, in generale, a quello europeo, nonché (principalmente in ruolo difensivo) lo Stug III e IV.

I restanti articoli sono dedicati soprattutto allo Stug IV ed al T-28 sovietico.

Il comparativo mette a confronto il P40 con l’M4A1 con netta vittoria del carro italico a condizione di equipaggiarlo con proiettili a carica cava.

 Trucks & Tanks n.30 – Mars/Avril 2012

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Trucks & Tanks n.31 – Mai/Juin 2012

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Vi parlo insieme di queste due uscite in quanto il cuore delle stesse è un lungo articolo, diviso in due parti, che analizza le caratteristiche e le ragioni di quello che è definito “il paradosso tedesco”.  Con tale termine si intende richiamare quell’incrociarsi di fattori che ha fatto sì che la Germania ottenesse i suoi più grandi successi militari negli anni in cui era dotata di armamenti inferiori ai propri avversari mentre non riuscì ad ottenere l’ascendente sugli stessi negli anni in cui, al contrario, riuscì a schierare mezzi ed equipaggiamenti fra i migliori in assoluto.

Su tali basi, accantonando momentaneamente il discorso “Blitzkrieg”, viene declinato un esame dello sviluppo delle principali categorie di armamenti terrestri (carri, autoblindo, cacciacarri, cannoni semoventi, etc.) individuandone pregi e difetti. Viene particolarmente sottolineato il ricorso da parte dei tedeschi di materiale catturato o obsoleto a causa della ridotta capacità produttiva dell’industria tedesca con conseguenti difficoltà logistiche e di mantenimento degli stessi operativi.

A mio parere questo lungo dossier che si dipana lungo due numeri della rivista in oggetto, non brilla per particolare originalità o accuratezza, mette, però, l’accento su un fattore importante e spesso dimenticato: a causa dei limiti industriali tedeschi, di vertici restii ad ammettere la necessità dell’avvio di una economia di guerra e dell’ossessione germanica per il raggiungimento del top tecnologico allo scopo di ottenere le supremazia tattica sul campo di battaglia, gli armamenti più moderni e performanti entrarono in servizio con un ritardo medio di un anno e mezzo e, quindi, (i) in una situazione strategica diversa da quella che decretò la loro progettazione nonché (ii) con caratteristiche che non poche volte si dimostrarono inutili o controproducenti rispetto alle necessità correnti.

Fra gli altri articoli presenti nei due numeri in oggetto mi sento di segnalare quello sull’M18. E’ molto interessante costatare il diverso utilizzo che i militari preferirono fare di questo carro sul campo (esploratore) rispetto a quello per cui era stato progettato (cacciacarri).

Trucks & Tanks n.32 – Juillet/Aout 2012

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Numero decisamente sotto tono quello in oggetto. L’articolo principale vorrebbe essere quello dedicato al P1000 “Ratte” ma, nonostante i bei disegni in 3D ed un lodevole tentativo di offrire il maggior approfondimento possibile con le poche informazioni disponibili su questa colossale “corazzata terreste”, resta la sensazione di fondo di star a discutere di fumo inconsistente. Ad esclusione di Hitler e della sua titanica megalomania, è veramente difficile poter credere che qualcuno abbia potuto confidare davvero nella costruzione di un tale colosso. A conclusione di tutto, leggere di come Speer cancellò prontamente ogni attività su questo veicolo nel 1943 consente di trarre un gran respiro di sollievo.

I restanti articoli non brillano particolarmente, soprattutto quello dedicato all’offensiva Bagration del 1944. Degni di nota sono, a mio avviso, l’articolo sullo sviluppo della Willis (soprattutto per come le lobby industriali riuscirono ad affossare la Bantam, vera creatrice del famoso veicolo) e quello sull’impiego del Panzer III Ausf.N come guardia del corpo dei Tiger I. Ruolo questo che fu da alcuni comandanti molto apprezzato e da altri cassato totalmente. Alla fine va rilevato come inizialmente i Panzer III Ausf.N fossero più che altro destinati a riempire i ranghi di reggimenti Tiger a cui l’industria bellica tedesca non riusciva a fornire sufficienti carri pesanti. Una volta aumentata la produzione, i Panzer III furono generalmente eliminati dai ranghi dei Tiger Abteilung.

Infine è presente un articolo sulla guerra del Kippur che, per uno come me che non ne sa assolutamente nulla, illumina d’immenso!

 Trucks & Tanks n.33 – Septembre/Octobre 2012

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Questo numero si apre con un dossier interamente dedicato ai Tiger II usati dal Kampfgruppe Peiper durante l’offensiva delle Ardenne del 1944. L’articolo si dimostra fin da subito ottimamente scritto, molto approfondito e con abbondanti profili a colori. Di ogni singolo carro che riuscì, seppur nelle retrovie, a seguire l’avanzata di Peiper (in realtà pochissimi) viene fornita la storia, gli spostamenti, l’operato ed il modo in cui fu distrutto anche, a questo scopo, utilizzando delle ricostruzioni grafiche esplicative. La conclusione è, come si sa, senza appello: i Tiger II non erano adeguati ai compartimenti ristretti offerti dalle Ardenne, erano troppo grandi e pesanti per i ponti locali, troppo lenti per gli scopi offensivi di Peiper e logisticamente eccessivamente gravosi per i mezzi disponibili. Salva l’opposizione alle sortite americane sulle retrovie di Peiper con la distruzione di qualche Sherman, i Tiger II furono totalmente ininfluenti sui destini del Kampfgruppe.

Ottimo anche l’articolo sullo StuH-42 con una serie di profili tecnici che ne tracciano lo sviluppo lungo tutta la sua carriera. Molto interessante costatare come uno StuG III armato di 105mm si rese necessario a causa della trasformazione dello StuG III col 75mm da carro per l’appoggio della fanteria a cacciacarri. Il soggetto mi è sempre piaciuto moltissimo e per questo l’articolo mi ha entusiasmato parecchio. In particolare ha risposto ad un mio dubbio di sempre: perché lo StuH-42 di produzione intermedia fu dotato di corazza del cannone a “testa di maiale” (particolarmente resistente e performante nel deflettere i proiettili) mentre il modello Late tornò a quello trapezoidale standard? Non si tratta di una involuzione negativa? Ebbene, allo scopo di ridurre i costi ed il peso frontale, il modello Late abbandonò il freno di bocca del 105mm, conseguentemente fu necessario montare dei cilindri di recupero del rinculo più potenti che erano troppo grandi per essere contenuti all’interno del SaukopfBlende. Da qui il ritorno alla corazza trapezoidale.

 Trucks & Tanks n.34 – Novembre/Dicembre 2012

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Questo numero della rivista in oggetto contiene un corposo dossier sulla struttura (teorica) delle Panzer Division del 1944. Si tratta di un articolo molto ben scritto che dimostra come il nuovo organigramma delle divisioni corazzate tedesche sviluppato ex novo per il 1944 rappresenti la summa delle esperienze maturate in precedenza per creare un tipo di divisione più compatto in grado di rispondere e reagire con la massima efficienza possibile alla realtà militare che l’esercito tedesco doveva affrontare in quell’anno.

Particolarmente interessante è costatare come la nuova struttura rispondesse non solo ad esigenze tattiche dettate dagli avversari (per esempio si rese necessario il potenziamento esponenziale dei reparti antiaerei ed anticarro anche mediante la sostituzione dei rispettivi armamenti trainati con affusti semoventi – Jagd.Pz. IV e Sdkfz. 7/1 e 7/2) ma anche imposte dalla realtà interna. I reggimenti Panzer e Panzergranadier furono ridotti a due, il secondo dei quali era previsto essere equipaggiato in modo qualitativamente inferiore al primo. Il secondo reggimento corazzato era, infatti, dotato di Panzer IV (per l’impossibilità di produrre sufficienti Panther) e, per le stesse ragioni, il secondo reggimento Panzergranadier aveva camion invece di Sdkfz. 251. Questa scelta imposta dalle capacità industriali della Germania influì negativamente non solo sulle potenzialità militari delle divisioni stesse ma anche sulla complessa logistica necessaria per la gestione di un parco veicoli tanto variegato. Entrambi questi fattori subirono un ulteriore degradamento al momento di fare i conti con la realtà sul campo per cui fu necessario supplire alla mancanza delle dotazioni teoricamente previste con i veicoli e gli armamenti effettivamente disponibili (ad esempio gli Stug.III al posto degli Jagd.Pz. IV se non dei Panzer veri e propri).  Viene messo l’accento anche su altri due fattori importanti: (i) quella del 1944 era una tipologia di Panzer Division ormai involutasi ad un ruolo principalmente difensivo e (ii) era tagliata per rispondere alle esigenze del fronte orientale con una netta riduzione del loro potenziale una volta impiegate sui teatri occidentali.

Il dossier in oggetto è accompagnato da ottimi schemi a piena pagina raffiguranti in modo chiaro e diretto la composizione di ogni reparto della Panzer Division Type 1944. A mio parere questi schemi giustificano già da soli l’acquisto della rivista.

Fra i restanti articoli, degni di nota sono quello dedicato al M-24 Chaffe ed al comparativo fra il SU-100 e lo Jadgpanther. Del tutto inutile, invece, l’articolo (diviso in due parti, la seconda delle quali pubblicata sul numero 35) dedicato ai veicoli leggeri della Wermacht. Lo ritengo di scarso interesse in quanto l’argomento è talmente ampio da non poter essere oggetto di trattazione seria in uno spazio tanto ridotto.

 Trucks & Tanks n.35 – Janvier/Fevrier 2013

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Non ho comprato questo numero in quanto non vi sono pubblicati articoli di mio interesse.

 Trucks & Tanks n.36 – Mars/Avril 2013

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Dossier eccellente quello contenuto in questo numero e dedicato ai reparti manutenzione dei schwere Panzer-Abteilungen. Ottimo testo, buoni profili e soprattutto numerosi spunti di riflessione che impongono una lettura attenta ed interessata. Si legge tutto d’un fiato e si arriva alla fine rammaricandosi di averlo già finito anche per le informazioni e la luce fatta su un argomento tanto ignorato e bistrattato quanto fondamentale per l’operato di un carro celebre come il Tiger I e II. E’ impossibile in questa sede proporre un serio sunto di tutto quanto viene trattato ma un fattore è bene evidenziarlo: i maggiori successi dei carri in oggetto furono possibili solo se e quando era disponibile un reparto manutenzione ben equipaggiato e pienamente operativo. Laddove ciò non avveniva per vari motivi (e i casi non furono rari) il tasso di disponibilità dei Tiger ed il loro impatto sul campo di battaglia calava drasticamente fino ad annullarsi. Tirandone le somme, quindi, da modellista mi sento di gridare a gran voce: “Basta kit ripetitivi di Tiger I!! Dateci il Famo equipaggiato di gru ed un bel BergePanther!!!”

Fra i restanti articoli, segnalo quale degno di nota quello dedicato alle caratteristiche ed all’operato del ZSU-23-4 “Shilka”, il carro antiaereo sovietico che paragonerei ad un WirbelWind postbellico.

 Trucks & Tank Magazine n.37 – Mai/juin 2013

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Quello in oggetto è un numero quasi integralmente dedicato all’autoblinda francese postbellica EBR. Se ne delinea lo sviluppo e l’impiego con l’attenzione tipica della rivista in cui è contenuto l’articolo. A questo soggetto di nicchia si accompagnano articoli dedicati a due dei veicoli della seconda Guerra Mondiale più noti dell’US Army: lo Sherman ed il camion GMC. Se di quest’ultimo se ne delineano sviluppo, versioni e caratteristiche tecniche ed operative, del primo se ne esaminano pregi (soprattutto logistici) e difetti (tanti di tipo operativo) concludendo che lo Sherman rappresentò la miglior scelta di tipo strategico (facilità produttiva, di trasporto e di riparazione) a discapito delle capacità tattiche, al contrario, di bassissimo livello. Ciò si traduceva sul campo in un alto tasso di perdite materiali ed umane ma ciò non indusse i vertici militari americani ad alcuna modifica delle scelte strategiche prese. Scelte alla fine corrette a patto di non essere dei carristi alleati… Considerando che il contenuto di tale articolo era già stato oggetto di precedenti trattati sulle riviste dell’Editore Caraktere e che si aggiungo un articolo poco rimarchevole sui Flakpanzer IV “Ostwind” e “Wirlbelwind” ed un altro sull’AH-64 “Apache” (sull’onda della poco condivisibile linea editoriale di trattare gli elicotteri d’attacco come “carri volanti”) rendono a mio parere questo numero di  Trucks & Tank poco riuscito ed al di sotto della media generalmente garantita dalla collana a cui appartiene.

 Trucks & Tank Magazine n.38 – Juliet/Aout 2013

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Gran parte della rivista in oggetto è occupata da un sostanzioso articolo dedicato ad un confronto fra le caratteristiche tecniche ed operative che caratterizzavano il Tiger I ed il Panther. Si tratta di uno scritto molto interessante per più di un motivo. Uno di essi è sicuramente il poter costatare come il Tiger I, godendo di uno sviluppo più attento e di una maggior cura nella costruzione, surclassava in non pochi aspetti il Panther. Ad esempio non avrei mai immaginato che il Tiger I, grazie ad un cambio più performante e con un maggior numero si rapporti, potesse rivaleggiare in fatto di consumi di carburante con il Panther dotato, al contrario, di un minor numero di marce che ne aumentavano i consumi e, imponendo una marcia più rude, inficiava anche l’affidabilità del veicolo nel suo complesso. Sotto molti altri aspetti il Panther era inevitabilmente superiore grazie al suo design moderno, alla maggior rapidità ed accelerazione nonché grazie ad un cannone molto più performante. Ciononostante non possedeva l’ascendente sul Tiger I che ci si potrebbe aspettare: la sua specializzazione anticarro non gli offriva una polivalenza adeguata ed i fianchi dalle corazze poco spesse lo rendevano troppo vulnerabile per poter fungere da “carro di rottura” come il Tiger I. In realtà il Panther aveva anche serie difficoltà a svolgere la funzione sua propria e cioè rivestire il ruolo di carro con cui sfruttare la breccia nel fronte creata dai Tiger e questo a causa dell’autonomia troppo limitata. In altre parole il Panther, nonostante il suo equilibrio complessivo ed i suoi numerosi pregi, non aveva le caratteristiche necessarie per sostituirsi al Tiger I con la conseguenza di giustificare lo sviluppo del Tiger II.

Segnalo per gli appassionati la presenza di un articolo sull’Autocarro Pesante Unificato Lancia 3ro ed un interessante trattato sul G13, l’Hetzer elvetico. Quest’ultimo descrive le ragione e le modalità con cui la Svizzera acquistò un centinaio di Hetzer dalla Skoda e l’impiego che ne fu fatto. Particolarmente divertente è costatare come il primo lotto inviato dalla Skoda costò agli Svizzeri molto meno del secondo a causa del fatto che nel primo caso Skoda utilizzò i componenti già costruiti per la produzione destinata alla Wermacht, mentre per il secondo fu necessario realizzare tutto ex novo.

 Trucks & Tank Magazine n.39 – Septembre/Octobre 2013

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Quest’uscita della rivista in oggetto è veramente ricca di articoli interessati degni di lettura attenta da parte degli appassionati. Due sono gli scritti che, a mio parere, monopolizzano l’attenzione: il servizio sui carri sperimentali tedeschi e quello sui veicoli della Panzer-Brigade 150.  In realtà si tratta di soggetti già affrontati in altri periodici del medesimo editore ma, in questo caso, è proposto un originale punto di vista derivante dall’esame svolto sul campo dai reparti investigativi statunitensi. Non siamo, quindi, di fronte ad una cronaca degli avvenimenti o a valutazioni su informazioni e documenti di origine tedesca, bensì ad un esame dei rapporti emessi dalle unità specializzate nel recupero ed esame del materiale bellico nazista e delle conclusioni in essi contenute. Abbiamo, conseguentemente, un dettagliato esame delle caratteristiche dei veicoli in fase di assemblaggio scoperti dagli Americani nei territori occupati della Germania (per la precisione E-100, Grille II e componenti del Maus) nonché dei Panther e Stug.III camuffati da veicoli americani utilizzati dalla Panzer-Brigade 150 di Otto Skorzeny nelle Ardenne. Il testo è decisamente interessante ed anche le foto pubblicate, benché non certo nuove agli appassionati, sono comunque riunite tutte insieme diventando un’ottima fonte di riferimento anche grazie ai profili inseriti. Nel particolare due considerazioni mi hanno particolarmente colpito: l’interesse dimostrato dagli Americani per i componenti del Maus caduti in loro possesso (principalmente scafi e torrette) e lo sforzo consumato nel tentativo di ricostruire le caratteristiche del carro (ricordo che gli unici due esemplari completati – uno con torre fittizia – erano dislocati presso Zossen e caddero nella mani dei Russi) ed il serio timore che i Panther Ersaz M10 suscitarono negli investigatori. I cinque Panther camuffati, infatti, furono considerati in grado di confondere le truppe e potenzialmente capaci di creare seri problemi. Questo giudizio, che non riguardò (ovviamente) gli Stug.III modificati e nettamente in contrasto con il parere di Skorzeny stesso, è giustificato non solo in considerazione del riuscito aspetto finale ottenuto dalle modifiche ma soprattutto per il fatto che gli investigatori che redassero il rapporto poco dopo la battaglia supposero che tali veicoli avessero obiettivi limitati e non scopi strategici (conquista di ponti a 70 km dalla linea del fronte) indicati da Hitler ed obiettivamente irraggiungibili anche se i Tedeschi avessero potuto disporre di veicoli americani originali.

I restanti articoli trattato un elicottero d’attacco cinese, i fuoristrada tedeschi di classe media ed un comparativo fra lo Jagdtiger ed il JSU122.

 Trucks & Tank Magazine n.40 – Novembre/Dicembre 2013

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Con un poco di pungente sarcasmo definirei il numero in oggetto uno specchietto per le allodole. L’articolo cuore della rivista è un lungo trattato sui carri sovietici che equipaggiarono i paesi appartenenti al Patto di Varsavia. Non sono molto interessato a tale soggetto ma confesso di aver letto l’articolo con crescente interesse anche grazie alle maggiori conoscenze acquisite sui corazzati sovietici postbellici compresi quelli della classe pesante Josef Stalin. Comunque sia, l’editore, probabilmente consapevole del minore appeal della rivista verso il lettore a causa del soggetto di tale articolo, ha inserito articoli secondari di maggior richiamo primi fra tutti quelli sul Sdkfz. 251/9, l’A37 Comet ed i Pak-44 Krupp e Rheinmetal. Il problema di fondo è che questi ultimi risultano poco approfonditi tanto che quello dedicato ai cannoni da 128mm occupa, escludendo i profili tecnici, sole quattro pagine. L’acquisto di questo numero è, quindi, per me consigliabile ai soli lettori affezionatissimi. Per gli interessati allo Stummel è decisamente meglio rivolgersi al numero speciale dedicato ai Sdkfz. 251 e 250 pubblicato proprio questo mese dallo stesso editore, mentre per il Pak-44 ed il Comet è meglio aspettare o acquistare altro.

Rammento che i numeri della rivista bimestrale in oggetto sono disponibili nelle edicole francesi nonché nelle librerie nazionali che ospitano stampa estera (a Milano, notoriamente, Messaggerie Musicali e Hoepli). Gli arretrati sono ordinabili su Internet da rivenditori (per es. Fnac) o direttamente al sito www.carakter.com.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
Questa voce è stata pubblicata in Edizioni Caraktère Sarl, Military History Magazines, Trucks & Tank Magazine e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

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