Hors-Série Edizioni Caraktère Sarl 01

  « Batailles & Blindés » Hors-Série n° 19

J’ETAIS A BERLIN

Récits et Témoignages

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Nonostante il soggetto trattato sia al vertice della mia personale scala di interessi storico/modellistici, il numero speciale in questione di “Batailles & Blindés” non mi ha entusiasmato particolarmente. Non posso escludere che il sottotitolo “Racconti e Testimonianze” mi abbia  indotto ad aspettative eccessive destinate per loro stessa natura ad essere tradite ma, anche volendo abbassare sensibilmente il livello della sufficienza, il volume in questione resta, a mio parere, deludente.

Certamente è necessario ammettere che il soggetto stesso è di non facile trattazione. A differenza di altre grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale, gli avvenimenti che hanno costellato la caduta di Berlino si sono svolti in un contesto talmente apocalittico e da “crepuscolo” del III Reich da essere privo di rapporti dettagliati sulle dinamiche dei combattimenti che vi ebbero luogo. E’, quindi, difficile se non impossibile offrire una cronaca dettagliata della stessa soprattutto da un punto di vista umano e di attività del singolo militare o reparto. Detto questo e concludendo la lettura del volume in oggetto, resta la netta impressione che si potesse fare di meglio. Scegliendo di raccontare le ultime settimane di guerra sul fronte europeo da un punto di vista cronologico, il lettore si perde in un susseguirsi di testimonianze che, seppur spesso fornite dagli stessi soggetti, si frammentano in un mosaico difficile da ricomporre e, soprattutto, incapaci di coinvolgerlo nel dramma umano del testimone coinvolto. A mio parere sarebbe stato meglio riunire in singoli dossier il racconto di ogni protagonista trattato permettendo così al lettore di vivere direttamente ed ininterrottamente le esperienze e gli avvenimenti vissuti dal protagonista di turno. Mancando ciò si interrompe continuamente il filo della narrazione e danno dell’intensità e comprensibilità del racconto. A ciò si aggiunge che, come spesso accade, nel calderone “Berlino” vengono aggiunti anche eventi correlati quali Kustrin, Konigsberg, le alture di Seelow, etc. Soggetti che, per la loro importanza e sebbene strettamente connessi alla battaglia fra le strade della capitale del Reich, meriterebbero una trattazione separata evitando che vengano sminuiti come companatico finalizzato ad annacquare gli scontri propriamente berlinesi.

Concludendo il volume in oggetto è consigliabile solo a chi volesse aggiungerlo a testi più completi ma è da evitare da chi si accosta a questo soggetto per la prima volta.

« Batailles & Blindés » Hors-Série n°20

LES AS DE LA PANZERWAFFE A KOURSK

Récits et Témoignages

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Questo numero speciale di Batailles & Blindés non necessita di particolari presentazioni considerando il tema ben noto che rappresenta la battaglia di Kursk del 1943. Pur considerando ben accetta ogni nuova pubblicazione su questa titanica battaglia, resta evidente che l’argomento è come minimo inflazionato considerando il gran numero di libri ad essa dedicati. Malgrado ciò, il volume in oggetto è degno di nota per una serie di ragioni che lo rendono originale ed interessante.

In primo luogo esso è interamente dedicato agli exploit conseguiti durante tale battaglia da alcuni dei più noti assi della Panzerwaffe (per precisione di cronaca: Franz Staudegger, Franz Bäke, Rudolf von Ribbentrop, Richard von Rosen, Hermann von Oppeln-Bronikowski, Kurt Knispel e Michael Wittmann) rendendosi così estremamente appetibile e di grande richiamo. In secondo luogo, non sono narrate solo le imprese degli assi che ebbero la fortuna di servire nei reparti equipaggiati di Tiger I. Non si tratta di un particolare di poco conto considerando che Kursk è legato, nell’immaginario collettivo, alle imprese di questo carro nonostante il numero estremamente ridotto degli effettivi impiegati. Scopriamo, quindi, grazie ad una narrazione come sempre ben gestita e coinvolgente, l’attività di Franz Bäke su Panzer III Ausf.K nonché l’incredibile confronto che ebbe Rudolf von Ribbentrop ed i suoi cinque gregari su Panzer IV contro più di duecento T-34/76. A rendere ancor più appassionate il racconto sono alcune tavole rappresentanti quanto narrato. Assicuro essere sconvolgente vedere concretamente sei Panzer IV Ausf.G, accompagnati da qualche Pak e Panzergranadier, schierati contro 212 T-34/76. I numeri scritti non hanno la stessa concretezza.

Resta comunque evidente che gran parte dei testo è dedicato a carristi operanti su Tiger I e qui veniamo trascinati nel racconto di imprese che definire incredibili è un eufemismo. Non mi dilungherò nella descrizione di esse perché non sarebbe la sede adatta ma certamente andrebbero sempre ricordate ogni volta che viene messa in dubbio l’utilità effettiva dei carri pesanti tedeschi. Affidati a uomini capaci, ben addestrati e sperimentati permisero a questi ultimi di compiere imprese uniche ed ineguagliabili.

In questo ambito permettetemi di citare Kurt Knispel, l’asso degli assi dello Schwere Panzer-Abteilung 503, rimasto nell’ombra della storia perché non sufficientemente piegato al regime nazista per essere idolatrato dalla propaganda di regime come accaduto per altri suoi commilitoni. Al tempo della battaglia di Kursk, Kurt Knispel era cannoniere del Tiger 101 “Moritz”comandato dal Feldwebel Alfred Rubbel sovente operante in duo col Tiger “Max” del Feldwebel Rippl. Knispel era il miglior cannoniere del reggimento, capace di colpi a segno ineguagliabili soprattutto a lunghissima distanza. Al quarto giorno dell’offensiva, Max e Moritz, isolati dal grosso del loro reggimento, scorsero a circa due chilometri di distanza quattordici T-34/76. Contando sulle capacità di Knispel, i due capocarro decisero di ingaggiare battaglia nonostante il rischio di far rilevare inutilmente la loro posizione e farsi debordare dai numerosi e veloci carri sovietici. Il piano era semplice, solo il carro di Rubbel avrebbe ingaggiato gli avversari mettendo a frutto le capacità di tiratore di Knispel. Il Tiger di Rippl sarebbe rimasto defilato in copertura. Knispel non deluse, in breve tempo undici T-34 furono distrutti a lunga distanza mentre i tre che riuscirono ad avvicinarsi all’avversario furono sorpresi e distrutti dal secondo Tiger. In pochi minuti, i Tiger dimostrarono la loro superiorità infliggendo un cocente 14 a 0 alle truppe blindate avversarie.

La narrazione corre veloce e fluida con una sapiente capacità di immedesimare i lettori negli eventi nonché nelle sensazioni ed emozioni dei protagonisti. Questo numero speciale di Batailles & Blindés si legge tutto d’un fiato e non posso che consigliarlo a tutti ed in particolar modo a quei modellisti che, come me, sono più interessati alle storie di uomini che alla posizione di bulloni e rivetti.

« Batailles & Blindés » Hors-Série n°21

PANZERKNACKER

Histoire du combat antichar allemand 1939-1945

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Numero speciale di Batailles & Blindés davvero notevole quello in oggetto! Argomento originale, molto ben esposto e trattato. Lo classificherei come superiore alla media (già notevole) delle pubblicazioni “fuori serie” delle Edizioni Caraktère.

Questo n°21 è  dedicato alle tecniche anticarro sviluppate dall’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale in ogni sua più ampia diramazione (sviluppo ed evoluzione,  strategie e tecniche, reazioni degli avversari, testimonianze, decorazioni ed assi) restando sempre e comunque nell’ambito del confronto individuale uomo/macchina. E’ proprio questo aspetto che rende il dossier tanto interessante ed originale: l’aspetto “umano” del duello trattato. Viene, infatti, ricostruita la situazione tattica che impose al soldato tedesco di affrontare personalmente e in pericolosissimi corpo a corpo i carri armati avversari durante tutto l’arco della guerra. Se, infatti, prima del 1943 gli strumenti disponibili (cariche esplosive, Tellermine, Molotov, e mine magnetiche) imponevano il contatto diretto col carro avversario, anche con l’introduzione dei Panzerfaust e Panzershrek, il confronto restò comunque entro poche decine di metri e, nonostante l’indubbio miglioramento delle chance di sopravvivenza/successo offerte della nuove armi a carica cava, il duello fu sempre a brevissima distanza con inevitabili ripercussioni psicologiche che imposero non solo addestramenti mirati ma anche attività di persuasione applicate da manuali ed istruttori per far superare il cosiddetto “Panzer Shrek”, il terrore del fante di fronte al carro armato.  Per una ragione e per l’altra, per coraggio o incoscienza, resta il fatto che i fanti tedeschi divennero così efficaci nel distruggere i carri avversari che le prede divennero i cacciatori e, soprattutto negli ultimi mesi di guerra, furono i carristi alleati ad essere terrorizzati dai granatieri tedeschi armati di Panzerfaust. Divenne una psicosi simile a quella per cui si vedevano Tiger e 88mm ovunque e che portò all’adozione di noti espedienti campali come i sacchi di sabbia e le colate di cemento sugli Sherman.

Aggiungo una ulteriore nota di merito: mi ha fatto molto piacere costatare come l’autore eviti accuratamente di uscire dall’argomento oggetto della pubblicazione nonostante divagare sia un espediente comune pur di riempire qualche pagina di testo in più. Poiché si intende esporre il combattimento anticarro “yeux dans les yeux”, non viene trattato alcun tipo di cannone anticarro con calibro superiore ai 50mm. La ragione è semplice e condivisibile: fatte le opportune distinzioni legate all’anno di guerra ed all’avversario coinvolto, resta un dato di fatto che i cannoni come il Pak-36/37 ed il Pak-38 imponevano, per avere qualche chance di successo contro i carri meglio corazzati, di fare fuoco sotto i 100 metri trasformando il duello in un corpo a corpo benché comportante l’uso di un cannone anticarro. Al contrario i cannoni come il Pak-40 non sono considerati in quanto permettevano di ingaggiare con successo bersagli a distanze superiori ai 500 metri.

Veniamo ora alle note dolenti, comunque da segnalare nonostante non siano tali da compromettere il giudizio complessivo dell’opera: (a) le 5-6 pagine dedicate alla pura traduzione del manuale di tattiche anticarro fornite ai Landser è, onestamente, di lettura difficile e noiosa, (b) è narrata l’impresa di un KV-1 che, piazzandosi nel centro di una strada, aveva bloccato per due giorni il transito di ogni tipo di rifornimento verso la prima linea tedesca nonché le incredibili difficoltà che ebbero i tedeschi per metterlo fuori combattimento; si tratta di un aneddoto già narrato nel n. 39 di “Batailles & Blindés”   dell’ottobre/novembre 2010 dedicato, appunto, al terrore generato nei Tedeschi dai carri pesanti russi durante l’operazione Barbarossa (l’aneddoto è efficace ma ripetitivo per chi l’ha già letto sulla rivista standard) e (c)  le testimonianze di alcuni fanti ed ufficiali tedeschi impegnati in operazioni anticarro non sono particolarmente significative, ritengo di potesse trovare di meglio.

Concludendo, consiglio vivamente l’acquisto e la lettura di questo numero speciale di “Batailles & Blindés” a tutti coloro che sono interessati all’argomento e che hanno un particolare interesse all’aspetto umano di un conflitto ed a quanto quest’ultimo impone al singolo.

« Batailles & Blindés » Hors-Série n.22

DUEL DANS LE BOCAGE

Combat the chars en Normandie 1944

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Quello che vi riassumo brevemente in questa sede è un ottimo numero speciale di “Batailles & Blindés” interamente dedicato agli effetti che il bocage ebbe sull’esercito USA durante i mesi successivi allo sbarco in Normandia. E’ bene, nel momento in cui si decidesse di acquistare questo volume, aver presente che esso ha come unico e preciso obiettivo la sola zona della Normandia occupata dal bocage (nella sostanza la parte ovest della regione) e le conseguenze dettate da quest’ultimo sullo svolgersi delle operazioni militari alleate nell’estate del 1944. Il protagonista di questo trattato è, conseguentemente, il solo esercito americano in quanto gli Inglesi e le altre nazionalità coinvolte nella forza di spedizione in Normandia, non ebbero alcun contatto (o lo ebbero molto limitato) con questo particolare ambiente caratteristico della regione francese coinvolta.

A fronte di una precisa ricostruzione del modello difensivo applicato dai Tedeschi per ogni singolo appezzamento di terreno bordato dalle spesse ed impenetrabili siepi chiamate bocage nonché della tattica standard messa in atto dalle truppe del Reich allo scopo di bloccare ed annientare il maggior numero di truppe avversarie nei campi divenuti trappole mortali, viene descritto l’impatto di tutto ciò sulle truppe americane assolutamente impreparate a tale tipo di situazione nonostante i lunghi mesi di preparazione trascorsi nel sud dell’Inghilterra dall’ambiente sostanzialmente identico a quello del bocage. Nessuno degli strateghi alleati, infatti, previde l’impatto che un territorio così compartimentato e  favorevole alla difesa avrebbe avuto sullo svolgersi delle operazioni militari. Il risultato fu che le truppe alleate restarono bloccate in Normandia per mesi invece di uscirne vittoriose in pochi giorni come previsto.

Il volume prosegue raccontando in modo molto dettagliato l’impatto di questa realtà sulle truppe americane, lo shock che ne conseguì ed il modo in cui si cercarono tattiche adeguate per uscire dall’impasse imposta dai Tedeschi. Il testo evidenzia come si trattò di tentativi lunghi, laboriosi e coinvolgenti risorse enormi. Essi costarono un gran numero di vite che solo dopo mesi permisero l’elaborazione di tattiche efficaci che compresero l’applicazione dei famosi rostri Rhino sui veicoli corazzati americani.

A prova dell’accuratezza del testo in oggetto, è importante segnalare come tutto quanto precede sia trattato per ogni singola divisione corazzata USA impiegata, raccontandone le particolarità e le specifiche inventive nell’operare nel teatro bellico normanno.

Concludo consigliando questo numero speciale di “Batailles & Blindés” indistintamente a tutti ed, ovviamente, in particolare agli appassionati della campagna di Normandia.

« Trucks & Tanks Magazine » Hors-Série n.8

StuG III et StuH

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Questo numero speciale di T&T è interamente dedicato all’artiglieria d’assalto tedesca. E’ trattato tutto il percorso storico e tecnico che ebbe protagonista questa branca pressoché unica dell’esercito tedesco, dalla sua controversa genesi (osteggiata dallo stesso Guderian, padre della Panzerwaffe) al suo epilogo sotto le macerie del III Reich quando ormai rappresentava la colonna portante di ogni unità corazzata tedesca.

Sotto l’aspetto puramente tecnico, sono descritti tutti i modelli ed i prototipi dello Stug. III, la loro genesi ed il loro sviluppo, condizionato delle esigenze belliche nonché dai limiti tecnici imposti dallo scafo e dalla sovrastruttura.  Personalmente è grazie a questo volume che ho scoperto l’esistenza dello Stug. III Ausf.F dotato del 75mm L43 del Panzer IV Ausf. F2 e, quindi, dotato dello stesso freno di bocca a goccia.

Dal punto di vista storico è data particolare rilevanza alle unità dotate di Stug. rimaste di competenza dell’Artiglieria, evidenziandone  l’alto grado di preparazione della truppa ed i notevoli successi ottenuti sul campo di battaglia nonostante degli score riconosciuti ai singoli bordfuhrer relativamente bassi (almeno considerando le cifre dei colleghi operanti sui panzer). Viene spiegato, sotto questo punto di vista, che gli Stug. cacciavano in “branchi” perciò le vittorie erano normalmente attribuite all’unità e non al singolo veicolo che solo eccezionalmente operava in condizioni che giustificavano l’attribuzione a lui solo delle vittorie ottenute.

Più in generale viene descritto il comportamento degli Stug nei singoli teatri bellici evidenziando i vantaggi e gli svantaggi offerti da quest’ultimo nei confronti di un veicolo tanto particolare. Va rilevato che, data la vastità dell’argomento, non è descritto l’operato delle singole unità allocate alle divisioni Panzer o ai reggimenti di cacciacarri. Ciò è giustificato dalla necessità di non disperdere inutilmente l’esposizione offerta dal volume in oggetto e dalla volontà di non ridurre il testo ad un semplice elenco di cifre e date.

Pur non allargando la trattazione allo Stug. IV, viene dato ampio spazio allo StuH evidenziando come fu quest’ultimo, negli ultimi anni del conflitto, a rivestire quel ruolo di supporto alla fanteria per cui era nato lo Stug. III  e che quest’ultimo abbandonò per dedicarsi alla lotta anticarro imposta dalla massa di veicoli corazzati in dotazione agli avversari della Germania.

Consiglio questo volume a tutti coloro che sono interessati all’argomento e che vogliono avere una quadro generale ma ben trattato della SturmArtillerie che, senza conoscere i fasti di colleghi d’arma più famosi, rappresentò di fatto il grosso dell’arma corazzata tedesca dalla metà della guerra in poi.

« Trucks & Tanks Magazine » Hors-Série n.15

Sdkfz. 250 & Sdkfz. 251 AU COMBAT

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Come è facilmente intuibile dal titolo, questo numero speciale della rivista « Trucks & Tanks » è interamente dedicato alle due principali famiglie di semicingolati da combattimento dell’esercito tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Si tratta di un volume ricchissimo di dati, profili e disegni tecnici correlati ad un testo preciso che delinea, con opportuna sintesi, la genesi e l’evolversi della prolifica famiglia dei semicingolati in oggetto. Ogni singola versione è approfonditamente trattata senza dimenticare sottoversioni nonché le modifiche campali più note. Al lettore è, quindi, offerto un sommario completo di ogni differente modello in cui furono declinati i semicingolati 250 e 251 assicurando anche una facile fruibilità del testo grazie al fatto che i vari veicoli non sono divisi per codice ma per funzione. Il testo, infatti, non tratta separatamente i 250 ed i 251 elencando le versioni degli stessi in ordine di codice numerico, bensì propone le due famiglie congiuntamente accorpando in sezioni separate tutti i modelli aventi il medesimo ruolo. Il volume è conseguentemente suddiviso in capitoli (trasporto truppa, comando, supporto diretto, supporto indiretto, anticarro, etc.) nei quali sono trattate tutte insieme le versioni del 250 e 251 aventi il ruolo a cui è dedicato il capitolo stesso. Alla chiarezza espositiva del testo si accompagna, forse inevitabilmente, una trattazione puramente tecnica e, a discapito del riferimento “Au Combat – In Combattimento” del titolo, l’aneddotica e la narrazione di avvenimenti bellici precisi può essere definita assente. Il pregio del volume in oggetto è, quindi, puramente tecnico/esplicativo ed in quanto tale va preso. E’ destinato a delusione chi vi dovesse cercasse esperienze di guerra e rapporti di operazioni militari narranti le prestazioni e l’utilità dei 250 e 251.

Fra le informazioni che più mi hanno colpito nella lettura di questo volume, segnalo l’importanza non secondaria che la semplificazione progettuale dei due semicingolati (Sdkfz. 250 “Neu” e Sdkfz. 251 Ausf.D) comportò in fase produttiva (parliamo di circa 10 piastre corazzate in meno da saldare fra loro per ciascuna famiglia) ed il fatto che, a discapito del codice identificativo, i 250 furono realizzati cronologicamente dopo i 251.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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