Dragon Trainer III Locandina

Ammetto che, nel 2010, non diedi grande attenzione al passaggio nelle sale di “Dragon Trainer”, ultima fatica Dreamworks destinata a diventare il primo film di una trilogia di successo. Le ragioni non risiedono nella mia ostinata passione per l’animazione tradizionale ed in particolare giapponese. Non sono, infatti, così estremista da non saper apprezzare i film d’animazione d’oltreoceano. La ragione principale del mio disaffezionamento risiedeva in una saturazione del mercato dovuta alla moda dell’epoca (ancora oggi molto viva) per la CGI e per la conseguente lotta fra le maggiori case di produzione per la conquista di una fetta importante di tale nuovo mercato. Ciò provocò l’arrivo nelle sale di un’infinità di nuovi film d’animazione dei quali mi disaffezionai rapidamente nel momento in cui pretendevano tutti di millantare la qualità a cui ci aveva abituati la Pixar. Oggi questa realtà non è cambiata molto, la CGI ha semplificato a tal punto la produzione da permettere l’arrivo nelle sale di una media di due nuovi di film d’animazione al mese. Ovviamente la qualità è altalenante ma in compenso ci siamo abituati come pubblico a tale sovraesposizione evitando, così, di cadere ogni volta nella trappola mediatica dell’evento imperdibile.

Ciò premesso, ebbi occasione di vedere il primo “Dragon Trainer” solo al momento della trasmissione in Tv e me ne innamorai immediatamente. Mi conquistò la storia semplice e lineare ma tutt’altro che banale, ricca di temi importanti con cui era possibile immedesimarsi facilmente (mi riferisco in particolare alle difficoltà adolescenziali di farsi accettare dal gruppo, alle perplessità nascenti dal proprio modo di pensare fuori dagli schemi comuni, al rapporto con culture distanti nonché con i propri difetti fisici). Ambientazione, personaggi e storia erano ottimamente realizzati ed amalgamati per assicurare la massima empatia e coinvolgimento dello spettatore. Il successo non mancò e Dreamworks si impegnò subito nella realizzazione di una trilogia di cui questo “Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto” è il capitolo finale.

Ancora ad oggi non sono riuscito a vedere il secondo film ma, nonostante ciò, non mi sono perso la pellicola in oggetto che attendevo con ansia ed entusiasmo. Le mie aspettative non sono state tradite, “Il Mondo Nascosto” è un’opera che non perde lo smalto originario e, soprattutto, mette un pieno e degno finale all’intera saga, completando decorosamente un ciclo che spero nessuno commetterà l’errore di riaprire con la scusa di narrare le gesta dei figli dei protagonisti. Il film mostra i personaggi cresciuti con lo stesso numero di anni che li separano dal primo episodio e, come è giusto che sia, portano con sé una serie di temi e di problematiche strettamente legate all’ingresso degli stessi nell’età adulta. Non è un caso che l’atmosfera ed il design di tutto il film sia nettamente più dark di quanto fosse nel primo episodio.  Le tensioni correlate alle responsabilità che gravano soprattutto sul protagonista troveranno soluzione grazie all’amore e, soprattutto, allo spirito di gruppo e condivisione capace di mostrare la via giusta da percorrere con l’aiuto di tutti.

Non voglio raccontare molto di più della storia per non rovinare l’eventuale visione di una pellicola il cui punto di forza è proprio la trattazione di temi comuni, condivisi, magari senza particolari colpi di scena ma in modo tutt’altro che banale. L’unica questione su cui mi sento di criticare “Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto”, come del resto gran parte dei film americani degli ultimi anni, è che ha una durata non giustificata dalla trama. Il cinema statunitense è ormai impegnato a combattere una guerra senza quartiere contro la tv on demand e la principale strategia adottata sembra essere quella di giustificare il costo del biglietto del cinema con l’allungamento della durata dei film che, ormai, supera le due ore nella stragrande maggioranza dei casi. Tale scelta è dettata palesemente dal desiderio di offrire puro entertainment il più a lungo possibile a discapito della storia narrata e della sua incisività sul pubblico. Raramente, infatti, il dilungarsi della durata aggiunge rilevanza a quanto raccontato, più spesso diluisce inutilmente la morale di fondo in una serie di avvenimenti che, ripetitivi o inutili, distraggono lo spettatore facendogli perdere di vista il messaggio di cui il film si fa portavoce. “Dragon Trainer – Il Mondo Nascosto” non è certamente il caso più grave da additare ad esempio di questa deriva ma certamente avrebbe potuto durare una ventina di minuti in meno senza compromettere l’essenza stessa dell’opera.

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