TOKYO 2015 – IMPRESSIONI GENERALI

Come da programma, il 7 aprile sono rientrato in Italia dopo una decina di giorni passati a Tokyo. Anticipo fin da subito di essere entusiasta dell’esperienza fatta. Ho amato tantissimo la città che mi ha ospitato nei giorni in cui ho anche festeggiato il mio quarantesimo compleanno e, devo confessarlo, è stata la prima volta nella mia vita in cui mi è veramente dispiaciuto tornare a casa. Questo sentimento è stato certamente dovuto alla riconoscenza per una città che mi ha subito accolto benevolmente e si è lasciata ammirare e scoprire con facilità e disponibilità ma, quello che sicuramente ha maggiormente pesato, è stata la consapevolezza di lasciare una capitale dalle mille sfaccettature e contraddizioni. Una città i cui grandi e piccoli tesori, il cui fascino e mosaico di luoghi grandi e piccoli non posso certo aver visto e soprattutto compreso in soli dieci giorni. Tokyo Nei prossimi giorni (più probabilmente mesi), mi divertirò a raccontare a tutti gli interessati le esperienze fatte ed i luoghi visitati cercando le non facili parole capaci di comunicare le emozioni provate. Ovviamente si tratterà di valutazioni del tutto personali ed opinabili ma mi auguro saranno in grado di interessare e, spero, incoraggiare un viaggio nella terra del Sol Levante. Prima di iniziare, vorrei condensare in questo intervento alcune considerazioni e confermare o sfatare alcuni miti sul Giappone ed i suoi abitanti. Tutto ciò allo scopo di creare una piattaforma comune per poi entrare nei dettagli del mondo incredibile ed intrigante che vi si paleserà non appena sbarcati dall’aereo:

  • Non è assolutamente vero che un occidentale sia inesorabilmente destinato a perdersi nei labirinti della capitale nipponica a causa della mancanza di cartelli in lingua inglese. Per ovvie ragioni, nella segnaletica giapponese imperano gli ideogrammi ma le indicazioni principali e più importanti sono sempre tradotte in lingua inglese. Questo è vero sia sui cartelli tradizionali che sui pannelli elettronici collocati tanto in strada quanto negli spazi delle stazioni ferroviarie e della metropolitana. Non intendo negare che un maggior sforzo in questo senso sarebbe opportuno né che non sia utile una buona dose di intuito e senso dell’orientamento nel turista occidentale di passaggio, ciononostante non manca mai l’essenziale per orientarsi con una certa facilità. Ad ogni angolo di strada, ad ulteriore esempio, sono presenti mappe del circondario perciò risulta più facile perdersi a Milano o Roma piuttosto che a Tokyo;
  • I trasporti pubblici giapponesi sono davvero efficientissimi. Mi è capitato una sola volta di prendere le ferrovie per uscire da Tokyo e confermo essere essenziale presentarsi col dovuto anticipo sia per non perdere il treno fin troppo puntuale, sia per orientarsi in stazioni a volte gigantesche. La metropolitana è un altro fiore all’occhiello di cui i Giapponesi possono andare fieri (13 linee per 274 stazioni).

Tokyo subway map Le numerose reti che si irradiano per la capitale nipponica consentono di andare praticamente ovunque ed è quasi impossibile girare un angolo senza incappare nella stazione di una qualche metropolitana. Vige anche una notevole pulizia sia sui treni che nelle stazioni benché la qualità di queste ultime sia altalenante.

Ogni singola stazione su una linea metropolitana è identificata da un nome ed un numero. Risulta, quindi, molto facile comprendere dove ci si trova e la direzione che si vuole prendere. In caso di necessità, è possibile chiedere aiuto ai capostazione ed agli addetti ai tornelli.

Questi controllori del traffico (umano così come dei treni) sono fra le originalità che più colpiscono una volta inoltratisi nei meandri della metropolitana di Tokyo. Impettiti in divise dal taglio militare che appaiono spesso di una taglia troppo piccola rispetto a chi le indossa, i capostazione si esibiscono sovente in balletti dai movimenti codificati che sfuggono alla comprensioni di noi turisti ma che, con tutta probabilità, sono essenziali al buon funzionamento della rete metropolitana. Quando i controllori sono due o tre si raggiunge l’apice di questo tipo di esibizioni con performance degne del miglior “Cirque du Soleil”! L’impegno profuso in tali attività è encomiabile e lascia basiti soprattutto quando si ripete benché voi, perplessi occidentali, siate l’unica anima vivente in attesa sulla banchina. I biglietti della metropolitana si acquistano ai distributori automatici. Normalmente è necessario selezionare l’importo sulla base di una tariffa mostrata sulle cartine della rete metropolitana posizionate sopra le stesse. E’, però, necessario prestare una certa attenzione poiché esistono diverse società che gestiscono la rete metropolitana (principalmente le compagnie Tokyo Metro e Toei). La tariffa cambia a seconda che restiate sulla stessa rete o dobbiate passare a quella concorrente. Per semplificare l’individuazione della tariffa corretta conviene fare qualche passaggio in più e selezionare il nome della stazione di destinazione. Anche in caso di errori, non temete fustigazioni pubbliche. La proverbiale cortesia nipponica si accerta prima di tutto nella disponibilità degli addetti ai tornelli di uscita che provvederanno al caso facendovi pagare la differenza o (incredibile!) rimborsandovi in tutto o in parte il biglietto. Ricordatevi sempre di tenere con voi il biglietto in quanto serve tanto all’entrata quanto all’uscita. In quest’ultimo caso, il lettore automatico del tornello non vi riconsegnerà il biglietto solo nel caso in cui siate arrivati a destinazione. Inutile dire di aver ampiamente usufruito della metropolitana per spostarmi a Tokyo ed il mio personale giudizio non può che essere ottimo. Tre sole cose mi hanno lasciato perplesso. Prima di tutto il simbolo che segnala la presenza di una stazione metropolitana è, a mio parere, troppo anonimo per spiccare come dovrebbe nella selva di insegne che affollano le vie di Tokyo. Tokyo Metro Mark In secondo luogo il biglietto della metro è veramente microscopico. Ho trascorso i miei dieci giorni a Tokyo con l’incubo di perderlo e di confermare così l’idea del turista distratto e superficiale. Infine, capita non di rado che, nei punti di incrocio fra due metropolitane, si debba uscire all’aperto che cambiare  linea. A volte è necessario farlo anche per cambiare direzione sulla stessa linea. E’ sinceramente una cosa inaspettata che lascia interdetti soprattutto quando le distanze fra l’uscita di una e l’ingresso dell’altra sono ragguardevoli. E’ come se, temendo di distruggere presunti tesori archeologici nascosti nelle profondità di Tokyo come di Roma, fosse mancata la volontà di creare gallerie sotterranee di collegamento. Si tratta in ogni caso di piccolezze che dimenticherete presto una volta a bordo dei lindi vagoni della metro nipponica circondati da impiegati vestiti tutti uguali, studenti in divisa, ragazze agghindate secondo le mode più stravaganti ed arzilli vecchietti. Tutti incantati di fronte al loro Smart Phone, intenti a leggere un manga o sprofondati in un sonno letargico che sembra impenetrabile. Non mancano, poi, incontri tra i più sorprendenti!

Se non bastasse questo spettacolo ad incuriosirvi, potrete farvi qualche risata contemplando le pubblicità esposte nei vagoni. Non farete fatica a comprendere per quale motivo le star hollywoodiane, pur prestandosi a tali campagne per i ricchi cachet, impongano nei contratti clausole che impediscono l’utilizzo all’estero di tali pubblicità. In effetti i risultati sono per lo più ridicoli, almeno agli occhi di un occidentale. Metropolitana 10

  • Confermo con la più ammirata sorpresa che i Giapponesi, se interpellati da un turista occidentale per avere qualche informazione stradale, sono capaci di attaccarvisi addosso fino a quando non darete opportuna prova di aver capito dove andare o non vi abbiano direttamente portati sul posto. Tale cortesia incontenibile diventa una vera tragedia da teatro Kabuki nel momento in cui l’interpellato non conosca la risposta. Preparatevi a quel punto ad una serie di scuse ed inchini da campionato olimpionico a cui non potrete che rispondere scusandovi voi stessi per aver posto la domanda.
  • Sono, al contrario, rimasto sorpreso da quanto poco sia conosciuto l’Inglese. Non solo dal passante per strada ma anche dai negozianti, ristoratori, ufficiali pubblici ed anche dagli addetti alla reception degli alberghi. Purtroppo la mia valigia non è stata imbarcata a Malpensa sul volo corretto ed ho dovuto attendere cinque giorni perché mi fosse recapitata in hotel. Potete ben immaginare quanto poco mi sia stato utile il personale dell’albergo che, in realtà, avrebbe dovuto fare da tramite fra me e la compagnia aerea. Anche in questo caso si è dimostrata provvidenziale la possibilità di telefonare tramite Skype. Ciò mi ha permesso di interloquire direttamente con l’ufficio Alitalia dell’aeroporto di Narita con cui, per fortuna, ho potuto parlare in Inglese. Certamente questa realtà di fatto complica la relazione fra le persone ma, con un po’ di buona volontà e di sana improvvisazione italica, non ho mai avuto seri problemi di comunicazione.
  • Tokyo, almeno per quanto concerne i quartieri più noti e centrali, non è assolutamente una città condizionata e tormentata dal traffico veicolare. Quest’ultimo, almeno rispetto ai nostri parametri ed a quanto ci si aspetterebbe, sembra quasi inesistente. Di sera, quando viene a mancare il traffico commerciale, è praticamente assente. E’ un aspetto che lascia onestamente basiti. I lunghi ed ampi viali notturni ove circolano poche macchine private sembrano impossibili anche solo da immaginare. Se poi ci si sofferma a costatare come non esistano parcheggi esterni e, quindi, non ci siano auto parcheggiate lungo le strade ed i marciapiedi, la sorpresa è semplicemente stupefacente. Si tratta sicuramente della conseguenza di una normativa che impone di possedere un parcheggio per poter acquistare un’automobile. Tutto ciò, unendosi alla obiettiva correttezza dei guidatori ed al massiccio uso di biciclette e mezzi pubblici, rendono la città estremamente tranquilla e vivibile. Peccato che il poco spazio disponibile non permetta a locali e ristoranti di avere tavoli esterni. Se così fosse, Tokyo parrebbe quasi una piccola città turistica.
  • Se il traffico è ampiamente sotto i livelli che ci si aspetterebbe, la folla è, invece, oceanica. Ne sarete costantemente circondati e, conseguentemente, è necessario condividere il rito collettivo della coda lunga ed ordinata per fare e partecipare praticamente a qualunque cosa. Non resta che rassegnarsi e portare pazienza o, cosa secondo me consigliabile, rinunciare alle attività ed ai luoghi più rinomati per dedicarsi alla scoperta dei lati più nascosti della città e del vivere nipponico.

Tokyo People Concludo con una considerazione che probabilmente avrò modo di ripetere anche nei futuri articoli: Tokyo è una megalopoli sconfinata, si estende tanto in orizzontale quanto in verticale, sopra e sotto terra, è abitata da circa 15 milioni di abitanti eppure non mi sono mai sentito per un solo momento estraneo ad essa. Si è dimostrata aperta ed accogliente, sempre sicura e tranquillizzante, pronta a mostrarsi senza indugio o riottosità ad un occhio attento ed interessato. Questo è certamente dovuto ai suoi abitanti, alla loro cortesia e disponibilità ma anche ad una allegria di fondo che traspare nonostante le rigide formalità del vivere sociale nipponico. Per tutto questo ringrazio Tokyo ed i suoi cittadini che mi hanno fatto vivere dieci giorni indimenticabili ed hanno saputo far crescere in me il desidero di tornare presto in quella terra lontana.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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5 risposte a TOKYO 2015 – IMPRESSIONI GENERALI

  1. manaokana ha detto:

    concordo su quanto di positivo hai saputo cogliere di questa città e dei suoi abitanti, ma soprattutto sulla soffocante nostalgia che nasce al momento di lasciarli.
    per quanto riguarda la lingua inglese le esperienze vissute nei miei viaggi nella città !Alle radici del Sole”(questo il significato letterale del nome Tokyo) hanno riscontrato una maggiore conoscenza rispetto ad esempio 8 a anni fa. Al tempo mi era capitato di imbattermi in funzionari pubblici che non parlassero inglese, creando qualche superabile disagio, ma nei soggiorni successivi ciò non si è ripetuto. Amici giapponesi mi hanno poi spiegato che spesso non si tratta di vera e propria ignoranza, quanto piuttosto di “imbarazzo”. La fonetica inglese pronunciata dai giapponesi non è proprio la stessa di quella che studiamo in occidente, a scuola. in un certo senso è personalizzata. i vocaboli che ne derivano perciò sono “da interpretare”. fornisco un esempio per chiarire: “street” diventa “storeto”. molti se ne rendono conto, per questo incontrando uno straniero a volte sono spinti a non rispondere. però si fanno in quattro per aiutarti.
    invece per il personale della stazione, mi hanno svelato di recente che le strane danze sono legate a un concetto chiave per svolgere bene il lavoro cui questi uomini e donne sono chiamati. la persona infatti non solo deve pensare cosa fare, ma anche accompagnare quella stessa azione con una gestualità precisa. questo impedirebbe distrazioni.
    attendo nuovi racconti e interessanti punti di vista.
    Mana

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    • Andrea ha detto:

      Ciao Mana,
      grazie mille per questi tuoi interessantissimi commenti che spero non lesinerai anche in futuro.
      Aggiungo una considerazione penso superflua ma necessaria: mi capita di essere un po’ ironico quando scrivo (penso in questo caso al personale delle stazioni) ma non vuole mai essere una mancanza di rispetto o un insulto ad una cultura diversa. E’ solo un piccolo espediente per rendere la lettura più piacevole e rendere un concetto più efficace.

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  2. manaokana ha detto:

    credimi che le tue espressioni non creano fraintendimenti. ho sorriso leggendo il tuo articolo perché ho rivissuto situazioni analoghe che si sono trasformate poi in ricordi importanti.

    scusami se le mie parole possono aver urtato un sentimento o un pensiero. non era mia intenzione.

    per favore continua a raccontare così, con la stessa spontaneità.
    grazie.
    Mana

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  3. Aeolia ha detto:

    Un abbraccio per aver vissuto un qualcosa di speciale.
    Un viaggio con ciascun aspetto da vivere pienamente.
    Assaporando ogni momento premendosi come un deciso colpo di timbro senza sbavature, tutto nella memoria…
    Sono contentissimo per te e per il fatto che era nelle tue “corde” voler visitare il Giappone.

    Interessante che si vergognino del loro inglese.
    Effettivamente spiega diverse cose, con le persone che conosco giapponesi, tra amicizie e conoscenze questo problema e l’imbarazzo relativo non era saltato fuori e molto spesso erano sempre già a voler imparare l’italiano.
    Curiosamente ho sempre trovato pieno di fascino perfino quel loro modo di usare l’inglese, saranno stati i tantissimi giochi in lingua originale che ho avuto ad influenzarmi, ma la tenerezza che mi faceva nel sentire Rasciogettò ! (Rush Jet) in Rockman 8 ancora mi rimane.

    A furia di sentirli parlare nei video o nel doppiaggio ormai mi viene naturale capirli quando usano termini anglofoni.
    Dovrò tentare di rassicurarli per ottenere da loro risposta in inglese XD

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    • Andrea ha detto:

      😀 😀 😀
      Bhè, in effetti, allenare l’orecchio all’accento particolare grazie agli anime non è affatto una cattiva idea.
      Ottimo modo per avvicinarsi uno all’altro ed incontrarsi a mezza via! 🙂

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