Perfetti Sconosciuti locandina

Film dopo film sto sempre più apprezzando le commedie italiane che, come “Smetto quando voglio”, “Scusate se esisto” e “Noi e la Giulia”, sanno allontanarsi dal mai abbastanza vituperato format del cinepanettone e, quindi, essere divertenti senza bisogno di sfruttare facili luoghi comuni, ridurre i personaggi a semplici macchiette ed estremizzare dialetti e modi di dire.  Al contrario “Perfetti sconosciuti”, come gli altri sopra citati, è molto divertente grazie ad una sceneggiatura ben studiata che poggia su una storia solida capace di far riflette lo spettatore sulle tante contraddizioni della società moderna. Non mi azzardo a parallelismi o confronti con l’epoca d’oro della commedia italiana ma certamente pellicole come quella presente rappresentano un salto di qualità che le accomuna con i migliori prodotti d’oltralpe.

Il contesto in cui si svolge “Perfetti sconosciuti” è fra i più classici: una cena fra amici di vecchia data e le rispettivi consorti. Come regola vuole, l’idilliaco contesto verrà presto demolito da una causa scatenante che, nel caso in questione, è la maldestra iniziativa di mettere in condivisione i cellulari nel tentativo di esorcizzarne la dipendenza. Il telefonino, ricettacolo di segreti ben facilmente svelati da telefonate, messaggi e chat, diventa lo strumento con cui sono portate alla luce bassezze, tradimenti e falsità taciute e nascoste per un’ipocrita salvaguardia delle apparenze e del quieto vivere. Il quadro complessivo è tutt’altro che idilliaco. Non mancano prove di grande umanità da parte di un paio di personaggi ma le meschinità nascoste nelle doppie vite degli altri dimostrano come proprio quegli istituti sociali che, più o meno imposti dal sentire comune, dovrebbero essere fulgidi esempi di realizzazione personale e di coppia (il matrimonio e la maternità in primis) nella realtà nascondono amarezze, rancori e insoddisfazioni di ogni genere. Neanche l’amicizia si salva da tutto ciò che, al contrario, risulta essere la più profanata dagli egoismi personali proprio perché di più lungo corso rispetto ai successivi innamoramenti.

A completare il mio giudizio positivo di “Perfetti sconosciuti” si aggiunge l’apprezzamento per una molto ben riuscita contestualizzazione delle vicende del film. Benché a volte solo sfiorati, emergono temi attuali di grande impatto sociale quali il precariato, le attività imprenditoriali truffaldine, l’evasione fiscale, l’omofobia.

Ci tengo, infine, a citare il personaggio di Rocco interpretato da Marco Giallini, forse l’unico che riesce ad essere baluardo alle meschinità degli altri grazie al sincero desiderio di riuscire a fungere da collante fra i membri della sua famiglia, sempre sull’orlo di crollare a pezzi. Volontà ancor più apprezzabile perché impone il non facile compito di saper fare un passo indietro, di non voler averla vinta a tutti i costi evitando così conflitti insanabili ed esacerbamento degli animi.

Consiglio vivamente il film in questione a tutti. Se dovessi indicarne un difetto, citerei il repentino cambio di prospettiva sul finale per il quale, a mio parere, sarebbe stato meglio concedere qualche indizio preliminare allo spettatore.

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