“PERFETTI SCONOSCIUTI” di Paolo Genovese

Perfetti Sconosciuti locandina

Film dopo film sto sempre più apprezzando le commedie italiane che, come “Smetto quando voglio”, “Scusate se esisto” e “Noi e la Giulia”, sanno allontanarsi dal mai abbastanza vituperato format del cinepanettone e, quindi, essere divertenti senza bisogno di sfruttare facili luoghi comuni, ridurre i personaggi a semplici macchiette ed estremizzare dialetti e modi di dire.  Al contrario “Perfetti sconosciuti”, come gli altri sopra citati, è molto divertente grazie ad una sceneggiatura ben studiata che poggia su una storia solida capace di far riflette lo spettatore sulle tante contraddizioni della società moderna. Non mi azzardo a parallelismi o confronti con l’epoca d’oro della commedia italiana ma certamente pellicole come quella presente rappresentano un salto di qualità che le accomuna con i migliori prodotti d’oltralpe.

Il contesto in cui si svolge “Perfetti sconosciuti” è fra i più classici: una cena fra amici di vecchia data e le rispettivi consorti. Come regola vuole, l’idilliaco contesto verrà presto demolito da una causa scatenante che, nel caso in questione, è la maldestra iniziativa di mettere in condivisione i cellulari nel tentativo di esorcizzarne la dipendenza. Il telefonino, ricettacolo di segreti ben facilmente svelati da telefonate, messaggi e chat, diventa lo strumento con cui sono portate alla luce bassezze, tradimenti e falsità taciute e nascoste per un’ipocrita salvaguardia delle apparenze e del quieto vivere. Il quadro complessivo è tutt’altro che idilliaco. Non mancano prove di grande umanità da parte di un paio di personaggi ma le meschinità nascoste nelle doppie vite degli altri dimostrano come proprio quegli istituti sociali che, più o meno imposti dal sentire comune, dovrebbero essere fulgidi esempi di realizzazione personale e di coppia (il matrimonio e la maternità in primis) nella realtà nascondono amarezze, rancori e insoddisfazioni di ogni genere. Neanche l’amicizia si salva da tutto ciò che, al contrario, risulta essere la più profanata dagli egoismi personali proprio perché di più lungo corso rispetto ai successivi innamoramenti.

A completare il mio giudizio positivo di “Perfetti sconosciuti” si aggiunge l’apprezzamento per una molto ben riuscita contestualizzazione delle vicende del film. Benché a volte solo sfiorati, emergono temi attuali di grande impatto sociale quali il precariato, le attività imprenditoriali truffaldine, l’evasione fiscale, l’omofobia.

Ci tengo, infine, a citare il personaggio di Rocco interpretato da Marco Giallini, forse l’unico che riesce ad essere baluardo alle meschinità degli altri grazie al sincero desiderio di riuscire a fungere da collante fra i membri della sua famiglia, sempre sull’orlo di crollare a pezzi. Volontà ancor più apprezzabile perché impone il non facile compito di saper fare un passo indietro, di non voler averla vinta a tutti i costi evitando così conflitti insanabili ed esacerbamento degli animi.

Consiglio vivamente il film in questione a tutti. Se dovessi indicarne un difetto, citerei il repentino cambio di prospettiva sul finale per il quale, a mio parere, sarebbe stato meglio concedere qualche indizio preliminare allo spettatore.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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2 risposte a “PERFETTI SCONOSCIUTI” di Paolo Genovese

  1. lauraoppizzi ha detto:

    Concordo su quanto hai scritto, Andrea, sul film in questione, “Perfetti sconosciuti”, che non è il solito cine-panettone che fa (ahimé) sempre il tutto esaurito” o quello pieno di stereotipi.
    Qui, il regista ha voluto dimostrare che normalmente gestiamo, viviamo 3 vite:quella pubblica, quella privata ed anche quella segreta. Ogni coppia anzi, ogni persona, ha, quindi, in serbo 1 lato nascosto, che cerca in tutti i modi di serbare per sé ma che,proprio a causa del gioco del cellulare a cui tutti (e, secondo me, +/- favorevoli, acconsenzienti di parteciparvi) decidono di mettere le loro vite private alla mercé di tutti, smascherando, svelando segreti che nessuno di loro avrebbe mai detto al proprio compagno/a, agli amici.
    Chissà se l’idea di quel gioco era stata solo 1 semplice trovata per passare un po’il tempo oppure già qualcuno aveva “dei sentori” nell’aria?.
    Gli attori son bravi e bisogna aspettare fino alla fine per sapere se tutto quello che si è detto in quella serata è vero oppure no.

    Son d’accordo con te, Andrea,per “il repentino cambio di prospettiva sul finale” ma, chi può dirlo?. Forse era proprio quella l’idea del regista.

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    • Andrea ha detto:

      Ciao Laura,
      ti ringrazio per il bel commento che hai scritto.
      Sono contento che anche tu abbia visto il film e la tua considerazione sulle 3 vite che ognuno di noi porta con sè è davvero molto acuta ed azzeccata! Avrei voluto elaborarla io per poterla inserire nel mio articolo. 😉
      Credo anche io che il finale sia stato attentamente studiato dal regista e mi è difficile dire se arricchisca o mortifichi il film. Io avrei preferito che i personaggi tornassero alle loro dimore affrontando le conseguenze delle loro meschinità venute alla luce ma, forse, questo non avrebbe dato allo spettatore quel pugno allo stomaco inaspettato che è il costatare l’ipocrisia totale di personaggi che sul finale egli non può più guardare con occhio benevolo.

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