The 70th anniversary of D-Day and the Battle of Normandy – June 6th 1944 / June 6th 2014

Il 6 giugno di quest’anno, la Francia e con essa il mondo intero, ha celebrato il settantesimo anniversario dallo sbarco in Normandia, la colossale quanto eroica operazione militare che consentì l’apertura di quel secondo fronte sul continente europeo che rappresentò l’inizio della fine del III Reich.

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La data non ha avuto solo un significato simbolico, di fatto questo anniversario è ragionevolmente da considerarsi  l’ultimo a base decennale che consenta di onorare i reduci della Campagna di Normandia (6 giugno 1944 – 26 agosto 1944) ancora in vita. Non dimentichiamo, infatti, che essi oggi hanno come minimo ottantotto anni.

In Normandia ero già stato due volte (1999 e 2006) ma non potevo mancare ad un evento così unico ed importante, perciò mi sono organizzato per una trasferta in terra normanna coincidente con le date dell’anniversario e, per la precisione, da giovedì 5 giugno a domenica 8 giugno. Logisticamente ho preferito la scelta che mi consentisse di sfruttare al meglio i quattro giorni disponibili, perciò ho optato per voli aerei sulla tratta Parigi–Malpensa e per il noleggio di un’auto sul posto. Quest’ultima è infatti essenziale per muoversi in Normandia nonché da un sito storico all’altro. Premetto che acquistai i voli a buon prezzo fin da gennaio appoggiandomi alla compagnia aerea Easy Jet, al contrario fu un’amara sorpresa costatare che già ad inizio marzo tutti gli alloggi (camping compresi) erano occupati anche al di fuori della zona degli sbarchi. Scoprirò sul posto che molti dei presenti avevano prenotato con un anticipo anche di due anni. Ho, quindi, dovuto ripiegare su una stanza d’albergo a Domfront, a ben centoventi chilometri dalle spiagge normanne. Ciò ha avuto inevitabili ripercussioni, soprattutto inerenti al tempo quotidianamente necessario per andare a tornare dall’alloggio (circa due ore).

Qui di seguito propongo un report, soprattutto fotografico, di quanto ho avuto la fortuna di assistere  in prima persona. Faccio presente fin da subito che la mia visita in Normandia è stata solo ed esclusivamente finalizzata a vivere l’anniversario in oggetto. Non si è trattato, quindi, di una visita a quanto la Normandia offre in qualunque periodo dell’anno. Musei, cimiteri, memoriali, luoghi simbolo sono rimasti in gran parte esclusi dalla mia visita in quanto sempre disponibili al turista appassionato di Storia. Il mio viaggio ha voluto solo ed esclusivamente godere di tutto quanto di unico ed irripetibile il settantesimo offriva ai visitatori.

Una nota che penso importante: nel caso in cui qualcuno pensi di ripetere in tutto o in parte il giro che qui sotto descriverò, tenga presente che farlo in giugno ha l’importante vantaggio di godere di moltissime ore di luce. Essendo, infatti, la Normandia molto a nord ed avvicinandosi il solstizio d’estate, il tramonto avviene molto tardi ed il buio inizia ad essere tale solo dopo le undici di sera.

Primo Giorno: giovedì 5 giugno 2014 – Carentan/Sainte-Mère-Église

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Percorsi i trecento chilometri che separano Parigi dalle spiagge dello sbarco, come meta iniziale ho optato per la zona di Utah Beach. Il primo effettivo contatto con la Normandia in festa per l’anniversario l’ho, quindi, avuto a Carentan dove mi sono fermato circa un’ora. Già il solo arrivare in città meriterebbe un racconto ad hoc. Non ero, infatti, preparato al numero inimmaginabile di veicoli storici in movimento sulle strade normanne in quei giorni. Willys, Dodge, GMC, M3 e M8 in ogni possibile versione e livrea erano presenti ovunque e così sarebbe restato per tutto il periodo dell’anniversario. Potete facilmente immaginare l’emozione generata nel vedere così tanti veicoli dell’epoca scorrazzare negli stessi luoghi che li videro protagonisti settant’anni fa.

Carentan era in festa come tutti i centri urbani normanni in quei giorni. Bandiere americane, inglesi, canadesi e francesi erano appese ovunque insieme ad una gran varietà di striscioni, ghirlande e corone rosse, blu e bianche a richiamare i colori nazionali degli Alleati Occidentali. Ogni paese normanno, dal più piccolo al più grande, richiamava alla memoria i filmati di gioia della liberazione degli stessi da parte degli eserciti alleati, contribuendo non poco all’atmosfera  decisamente speciale che si respirava per tutta la Normandia.

Nel porto di Carentan, inoltre, era in corso una esibizione di mezzi anfibi includenti DUKW e GPA.

Lasciata Carentan, mi sono diretto alla volta di Sainte-Mère-Église non prima di fermarmi presso il “Dead Man’s Corner Museum” dedicato alle truppe aviotrasportate del D-Day ed in particolare alla famosa 101ª Divisione aviotrasportata (anche nota come “Screaming Eagle”).

Anche in questo caso non  sono entrato nel museo ma ho girovagato per i veicoli presenti e, soprattutto, ho ammirato il bell’esemplare di Flak-36 presente all’esterno dello stesso.

Sainte-Mère-Église gode di una notevole fama dovuta tanto al fatto di essere stato il primo paese normanno ad essere liberato dagli Alleati quanto per le numerose scene in esso ambientate del colossal “Il Giorno più Lungo”. In quella che oggi è un po’ considerabile come la “Gardaland del D-Day” per le fittizie attrattive che vi si trovano (prima fra tutte il manichino di paracadutista appeso al campanile) ho avuto il primo assaggio di folla presente nei giorni dell’anniversario. All’esterno del paese, infatti, erano allestiti enormi parcheggi, fra cui uno interamente destinato ai camper e colmo all’inverosimile. La ressa non mi ha comunque impedito di godere della visita alla cittadina pullulante, fra l’altro, di militari della 101ª lì presenti per le commemorazioni.

Buttato un occhio curioso ma disinteressato ai due negozi di paccottiglia militare che si affacciano sulla piazza principale del paese, ho ignorato il museo presente all’ingresso dello stesso per dedicarmi ad una lunga visita del campo allestito appena fuori i sobborghi  di Sainte-Mère-Église ed occupato da veicoli storici e dalle tende dei loro proprietari. Questi campi sarebbero diventati una piacevole costante dei miei giorni in Normandia e, nonostante il gran numero, erano sempre molto emozionanti e ricchi di suggestioni permettendo quello che può essere onestamente considerato un salto indietro nel tempo. Nel caso in specie, la sensazione era ulteriormente rafforzata dalla presenza di un enorme camion fungente anche da palco per un cantante che, in opportuna divisa, cantava le  più famose canzoni degli anni ’40. Si è trattato di una lodevole iniziativa apprezzata da tutti i presenti e che con rammarico non ho trovato in nessun altro accampamento successivo.

I veicoli presenti erano moltissimi ed è impossibile elencarli tutti, lascerò quindi parlare le foto.

Conclusa questa visita, sono partito verso Domfront per prendere possesso della mia stanza e fare il check-in prima della chiusura dell’albergo.

Secondo Giorno: venerdì 6 giugno 2014 – Point-Du-Hoc & Omaha Beach

Il 6 giugno, giorno dell’anniversario vero e proprio, ho puntato la sveglia all’impegnativo orario delle 4:30 del mattino. Desideravo, infatti, riuscire ad essere sulle spiagge dello sbarco entro le sei, orario in cui tutto iniziò. Assonnato ma con baldanzoso entusiasmo, scattai alle cinque del mattino questa foto:

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Mi trovavo ancora all’interno ma resta l’alba di un giorno decisamente significativo e che non dimenticherò facilmente.

Lasciato l’albergo mi sono diretto subito verso la costa ma mi attendeva un’amare sorpresa: tutte le strade che portavano alle spiagge erano sorvegliate dalla gendarmeria francese che lasciava passare solo chi era in possesso di speciale autorizzazione. La cosa più sorprendente è che ad essere chiusa era un’area vastissima. Non era possibile nemmeno avvicinarsi a Bayeux che dista dalla costa ben dieci chilometri. Le ragioni di ciò sono sicuramente da indicare nella presenza quel giorno di un gran numero di capi di stato sui siti dello sbarco e la conseguente necessità di garantirne la sicurezza e la libertà di movimento. Per di più gli unici in diritto di avere l’autorizzazione all’accesso erano coloro che alloggiavano in loco e/o erano proprietari di veicoli storici. In tutta onestà il mio disappunto fu grande. Mi aspettavo di condividere una festa aperta a tutti e non di essere escluso da un party per vip!

In considerazione del fatto che ero arrivato fino in Normandia non per contemplare gli alberi ma per essere il 6 di giugno sulle spiagge, non persi le speranze e, dirigendomi verso ovest, cercai un varco nel cordone protettivo teso dalla gendarmeria nel punto in cui il fiume Vire sfocia nel mare e crea, all’altezza di Carentan, quella grande insenatura  che divide Omaha beach da Utah Beach. Con non poche peripezie ed qualche colpo di fortuna riuscii a raggiungere Grandcamp-Maisy verso le nove del mattino dove, per lo meno, la gendarmeria mi concesse di parcheggiare la macchia e muovermi a piedi. Grandcamp-Maisy si trova sulla costa, ed è il primo paese ad ovest di Point-Du-Hoc. Fu così che, data la mia fervente volontà di arrivare nei luoghi dello sbarco il giorno esatto dell’anniversario, iniziò quella che potrebbe passare alla storia come la “D-Day Marathon”di circa 25 chilometri!

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Con passo deciso e zainetto in spalla, percorsi a piedi i cinque chilometri che separano  Grandcamp-Maisy da Point-Du-Hoc restando per una prima metà del cammino lungo la spiaggia e poi rientrando lungo la provinciale una volta più vicino a questa mia prima meta. Point-Du-Hoc è uno dei luoghi simbolo del D-Day. Vi si trovano ancora oggi i resti delle piazzole e dei bunker della batteria tedesca che i Ranger americani presero d’assalto dopo essersi arrampicarsi sulla ripida scogliera che ne garantiva la più formidabile difesa. L’atmosfera percepibile a Point-Du-Hoc, soprattutto durante una bellissima giornata come quella che fu quel giorno, è molto particolare. Il luogo è lontano sia da paesi che da strade trafficate e, trovandosi sulla costa in posizione rialzata, gode di un panorama mozzafiato e di una pace che solo luoghi particolari sanno donare all’animo.

Il sito è decisamente molto evocativo anche grazie all’opera compiuta per rendere lo stesso un museo a cielo aperto.

Personalmente mi hanno particolarmente colpito tre elementi ancora oggi visibili:

–          gli enormi crateri creati dai bombardamenti navali ed aerei;

–           I reticolati lungo la sommità della scogliera che hanno rappresentato un ulteriore ostacolo per i Ranger in risalita;

–          Il bunker comando della batteria che, a strapiombo sul mare e (credo) al tempo contenente il telemetro per il calcolo delle distanze dagli obiettivi, è praticamente intatto e visitabile all’interno.

Lasciato Point-Du-Hoc, ho percorso su strada altri sette chilometri per arrivare a Vierville-sur-Mer, il paese sito all’estremità occidentale di Omaha Beach e che fu particolarmente importante in quanto vi era uno dei pochi accessi al mare percorribili da veicoli che, conseguentemente, rappresentava anche una via di uscita dalla spiaggia di primaria importanza. Arrivando da ovest, si incontra per primo il “D-Day Omaha Museum” che, credo, sia uno dei più vecchi di tutta la Normandia e che possiede una raccolta molto interessante di cimeli di ogni tipo. Lo visitai nel lontano 2006 e non posso che consigliarlo a condizione di essere ben consci di entrare in quello che non è altro che un enorme rigattiere di ferri vecchi. Il museo è un accumulo di materiale senza una particolare logica. Ciò lo rende entusiasmante per chi riconosce facilmente quanto presentato mentre è sicuramente incomprensibile ai meno preparati. Restano presenti pezzi notevoli come vari frammenti di Panther, un Pak-43/41, un Flak-36, etc.

Appena superato il museo si accede al paese di Vierville-sur-Mer che, in quei giorni, era sede di un enorme campo riservato ai veicoli storici ed ai loro proprietari in cui, in modo similare a quello di Sainte-Mère-Église, il visitatore poteva fare un entusiasmante tuffo indietro nella storia. Anche in questo caso lascio parlare le immagini in quanto più efficaci di mille parole.

Dopo aver visitato il campo ed essermi rifocillato un po’, mi sono avviato verso la spiaggia percorrendo quella stessa via che fu essenziale alle forze da sbarco per prendere piede all’interno. Questo settore di spiaggia rappresenta la punta occidentale di Omaha Beach e vi è presente un grande memoriale dedicato ai caduti dello sbarco. Parte di esso include anche uno dei bunker tedeschi a protezione del passaggio citato e fu anche uno dei più efficaci in quanto vi era collocato un potente Pak-43/41 che, come i suoi gemelli presenti in altri bunker similari, diedero gran filo da torcere agli Sherman che riuscirono a raggiungere la terraferma. Non ho idea se sia lo stesso del “D-Day Omaha Museum” ma il modello di cannone è il medesimo perciò è assai appassionante avere la possibilità di entrare in diretto contatto sia con uno che con l’altro.

Arrivai ad Omaha Beach quando tutte le celebrazioni erano ormai finite ma questo mi ha in realtà permesso di visitare la spiaggia in tranquillità e di scattare qualche foto ai veicoli presenti sulla stessa con un raccoglimento che sicuramente non avrei potuto avere con una maggior folla presente.

In condizioni migliori avrei potuto proseguire per visitare come minimo il cimitero americano a poca distanza ma ero troppo stanco per farlo e dovevo ancora percorrere i dodici chilometri che mi separavano dall’auto parcheggiata a Grandcamp-Maisy. Auto che raggiunsi alle sei di sera.

Sarò onesto: questo imprevisto legato alla chiusura dell’area da parte della gendarmeria è stato un problema non da poco. Ho rischiato di non riuscire ad arrivare nemmeno alle mete principali che mi ero prefissato e mi ha imposto una fatica fisica non indifferente per raggiungerle (posso garantire che percorrere quasi 25 chilometri su strada è veramente stressante…).

Ciononostante ammetto che, in giorni e luoghi così particolari, soffrire un po’ per arrivare a siti dove si svolsero grandi drammi umani è una forma di omaggio che fa vivere la visita con una intensità che la comodità di un’auto non può offrire.

Terzo Giorno: sabato 7 giugno 2014 – Tilly-sur-Seulles (Ottot-les-Bagues), Bayeux & Asnelles

In questo giorno post anniversario, mi concessi un po’ di riposo ed un piano di visite assai vago con unica meta Arromanches, luogo in cui sapevo svolgersi molte celebrazioni e località simbolica in quanto vi sono ancora visibili i supporti in cemento del porto artificiale costruito dagli Alleati per rifornire le truppe al fronte.

Non avendo particolare fretta di arrivare, mi accordai alcune soste più o meno casuali e fu proprio in una di essere che il destino volle rendere questo giorno per me indimenticabile.

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Girovagando qua e là intorno a Tilly-Sur-Seulles, area che sapevo essere stata oggetto di duri e lunghi scontri fra l’esercito inglese e la “Panzer-Lehr”, passai per puro caso davanti ad un cimitero inglese posto in cima ad una collina. Come raccontato all’inizio di questo lungo reportage, non mi ero prefissato alcuna visita ai cimiteri normanni ed, infatti, mi limitai inizialmente ad un breve rallentamento dell’auto davanti all’ingresso. Ciononostante sentii che era doverosa una mia sosta in quel cimitero lontano dalle grandi celebrazioni e fu così che, facendo dietrofront con l’auto, mi fermai in un luogo che è diventato il più importante di tutto il mio viaggio.

Dopo, infatti, pochi minuti in cui passeggiavo fra le tombe di tanti soldati inglesi che persero la vita nell’area, si fermò nel piazzale un pullman con i veterani britannici che venivano a rendere omaggio ai loro compagni caduti.

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Non credo possiate immaginare le emozioni che ho provato in quel momento. Mi sono in poco tempo trovato circondato dalla Storia con la “S” maiuscola e non solo ho potuto assistere ad una cerimonia in onore dei reduci con tanto di banda e di picchetto d’onore ma, soprattutto, ho potuto parlare con loro. Forse perché l’unico presente a non essere un familiare o con ruoli istituzionali, sono stato subito accolto da loro con un calore ed una semplicità che mi hanno veramente toccato il cuore. Ho discusso con loro di tantissime cose ed ho avvertito una mesta riconoscenza nei confronti della vita che mi hanno fatto davvero comprendere quanto siano preziosi e nient’affatto scontati i tanti decenni di pace che sono stati concessi alle generazioni successive alle grandi guerre mondiali. E’ stata un’esperienza credo davvero unica che ha dato un’importanza inaspettata a tutto il mio viaggio e per la quale li ringrazio tutti indistintamente!

Vi erano fra loro molti carristi ed ho parlato sia con chi servì a bordo di un Churchill sia di uno Sherman. Fra vari aneddoti, quest’ultimo mi raccontava che per poter stare all’interno di uno Sherman Firefly bisognava essere molto bassi a causa del fatto che quasi tutto lo spazio in torretta era occupato dalla massa del cannone. Tutti hanno poi confermato che vigeva un gran terrore dei Panzer tedeschi e che era prassi chiamare l’aviazione tattica ogni volta che venivano con contatto con essi.

Tappa successiva è stata Bayeux dove ho potuto passeggiare per una città in festa e piena di gente presente per l’anniversario. Di particolare impatto era la cattedrale intorno alla quale sventolavano le bandiere degli Alleati.

A conferma della gran ressa presente in quei giorni va annoverato il mio inutile tentativo di arrivare in serata ad Arromaches. Anche qui la gendarmeria francese aveva chiuso ogni accesso per permettere il defluire del traffico. Va in effetti detto che le strade normanne non sono certo adeguate alla massa di veicoli presenti ed un tale intervento era doveroso per evitare ulteriori complicazioni. Ho comunque raggiunto facilmente Asnelles, il primo paese ad est di Arromaches,  dove ho potuto passeggiare sulla spiaggia contemplando da lontano i resti del porto artificiale.

Anche qui è presente un bunker molto simile a quello di Vierville-sur-Mer che, considerando quanto raccontato sulla targa commemorativa, doveva essere anch’esso equipaggiato con un Pak-43/41.

Graditissimo è stato, infine, il bellissimo tramonto sul mare che ha concluso l’ultimo giorno del mio viaggio in Normandia.

Quarto Giorno: domenica 8 giugno 2014 – Vimoutiers

Domenica è stata ovviamente una giornata condizionata dalla necessità di fare i bagagli per il ritorno e percorre i numerosi chilometri che mi separavano dall’aeroporto di Parigi ove mi attendeva nel tardo pomeriggio l’aereo per rientrare in Italia.

Ciononostante ho voluto concedermi una visita al Tiger I ancora oggi presente a Vimoutiers e che era rimasto sempre estraneo alle mie precedenti visite della Normandia.

Per i dettagli ad esso relativi rimando all’apposito articolo evidenziando il notevole impatto visivo che ancora oggi possiede una macchina di tali dimensioni ed ormai così leggendaria.

Il viaggio di ritorno è stato comodo e rilassato. Non ho avuto particolari imprevisti e sono arrivato in aeroporto con l’anticipo necessario per svolgere con calma le varie incombenze.

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Questa mia trasferta resterà a lungo nei miei ricordi e nel mio cuore. Ammetto che, in generale, sia assai facile esprimere commenti entusiastici per i propri viaggi ma posso garantire che aver vissuto in prima persona questo importante anniversario ha rappresentato per me un momento importante ed indimenticabile.

Mi auguro che quanto sopra possa far apprezzare l’evento anche a chi non fu presente.

A conclusione di questo lungo reportage, aggiungo qui sotto un po’ di foto di panorami e di edifici normanni scattate nel corso di questi giorni. Spero siano di ispirazione dei modellisti che volessero cimentarsi in un diorama ivi ambientato.

Infine inserisco le foto di alcune iniziative personali, pubblicitarie ed editoriali che dimostrano quanto l’evento sia stato importante e vissuto da tutta la Francia.

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Informazioni su Andrea

Fervente modellista da tanti anni, mi destreggio fra la passione per la storia militare e l'amore per i cavalli e la natura. Convinto sostenitore della mobilità alternativa a piedi ed in bicicletta, cerco sempre nuove mete che mi arricchiscano nel corpo e nello spirito.
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